2 pensieri sul Lavoro, oggi che è Natale

By Davide Cardile / dicembre 25, 2017

Perché siamo qui a scambiarci auguri e buoni propositi? Intendo dire: perché anche a Natale siamo connessi ed in cerca di connessione con persone a migliaia di chilometri? Perché insistiamo, anche a Natale, in questo mondo on line?

Qualcuno potrebbe dire che è sbagliato, che è frutto dei tempi, che è la deriva portata dalla tecnologia, che è quanto di peggio possa esserci capitato. E che abbiamo perso la capacità di starcene soli, con noi stessi, o con l’intimità familiare.
Si forse ma c’è anche altro.

C’è che “connessione” è oggi la cifra di tutto.
Le persone credono di essere connesse qualche ora al giorno, 5 o 7 o 11, ma in realtà è la potenzialità a renderci connessi h24. Puoi anche tenere lo smart phone in un posto lontano, in borsa o nella giacca appesa all’ingresso, ma in realtà sei connesso.
Basta un bip, una notifica, per farti sobbalzare dalla sedia. O potresti anche non sentire quel bip, o resistere, ma non cambierebbe niente.
Il fatto che qualcuno ti stia stimolando, nel bene o nel male, ti rende connesso.
Anche spegnere tutto è connessione. “Non ci sono” è un messaggio al pari del silenzio, che è comunque comunicazione.

Il doppio paradosso

Da anni si parla di Internet Paradox. Internet apparentemente ci ha reso tutti più vicini, in contatto, ma la realtà sarebbe che siamo ancora più soli.

Eppure non sono affatto sicuro che sia così la storia.
Internet, ad usarlo bene, e molti lo fanno, a loro modo, senza aver conseguito alcun certificato, è davvero il mezzo più potente per unire.
Connessione è ancora la parola e la cifra di tutto.

Il punto importante, la differenza, la svolta, è che unisce per affinità e l’affinità è mille volte più potente e sensata di qualsiasi altra cosa.

Ragioniamoci. Anche oggi nel giorno del Natale.
È probabile che tu sia in famiglia ed è giusto così. Ma è anche probabile che oltre baci affettuosi, l’affetto qui non è in discussione, ci sia ben poco.
Salvo rare accezioni il giorno di Natale segue un vecchio principio, oggi fortemente in discussione, che è quello della prossimità fisica.
Probabilmente vorresti essere con amici che sono lontani, o aver almeno qualche minuto per brindare con loro, o essere con la famiglia che è troppo lontana…

È probabile che la scelta, il luogo ed il modo, del tuo “Natale” è dettata da condizioni logistiche, o tradizioni, che seguono il fatto che sei prossimo e vicino.
Ed una cosa ancora più probabile è che a tavola ci si divertirà molto e ci sarà grande abbondanza di aneddoti e battute ma poca affinità.
La domanda “come va il lavoro?” avrà meno significato di quanto può valere con qualcuno che sa davvero qual è il tuo lavoro, che ne condivide uno o più aspetti.

I tuoi autori preferiti, gli stessi che “discuti” con persone a migliaia di chilometri, saranno nomi sconosciuti ed insignificanti.
Nella mia cerchia di amici, persone che frequento da oltre vent’anni, Simon Sinek o James Altucher potrebbero giocare nell’Arsenal o nel Perth Glory con la stessa probabilità.

Cosa voglio dire?
Non dico che la famiglia e gli amici di una vita siano meno importanti. Sono ancora la base di tutto e ciò che più dobbiamo proteggere e godere.
Dico solo che il mondo è cambiato. Che la “connessione” perenne non è sempre e solo una cattiva abitudine.

È una tendenza naturale, una splendida abitudine, il desiderio di Connetterci in modo spesso più autentico di quanto succede nel “mondo tradizionale”.
E non è una questione digitale. Intendo dire che non è, come alcuni potrebbero pensare, un qualcosa che succede per la magia di essere lontani, di non conoscerci abbastanza, e di non vedersi mai davvero.

Amicizie, collaborazioni, e persino Amore nascono on line e si rafforzano fisicamente, in modo analogico.

Il punto è che Internet, che molti vedono brutto e cattivo, ha cambiato le regole del gioco, ha cambiato il senso di Connessione e Conversazione.

Cosa c’entra il Lavoro?

Ho appena visto un post su LinkedIn che condannava quanti fanno gli auguri sul social e denotano dunque di essere ancora concentrati sul lavoro e poco sulla festa, che ci si aspetta (ancora) intima e familiare.
Il post era ironico ma in un certo senso dà voce ad una parte silenziosa, forse maggioritaria, di quanti vedono ancora una frattura che non c’è.

La frattura, doppia e scomposta, che non c’è ma molti vedono è:
• l’aspetto personale e quello lavorativo (in un social e non solo)
• l’aspetto lavorativo e quello “sociale” (in un social e non solo)

In realtà, mai come oggi, siamo facce della stessa medaglia ed è difficile, forse anche poco scaltro e soddisfacente, essere in modalità lavoro, modalità privato, modalità relazioni.
Il punto è che il Lavoro non c’entra niente; non inteso alla vecchia maniera, come impiego, come “duro ma necessario”.

Il lavoro oggi è qualcosa di più del venire pagati, o dovrebbe esserlo.
Il lavoro è ciò che pensi e ciò che vuoi diventare ogni giorno.
Il lavoro, quando lo scegli, quando lo cerchi, quando lo crei, quando è in linea con Te, è qualcosa di troppo importante.

Troppo importante per essere lasciato quando torni a casa, troppo importante da non condividere. Troppo “entusiasmante” per non parlarne ogni giorno.
E per non “condividerlo”. Anche a Natale.

Buon Natale, Davide

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