50 cose significative a proposito di vita e lavoro (e che trovi in Pixel in Crisi)​

“La crisi più lunga di sempre. Il momento migliore per fare qualcosa di Grande.”

1) Scelta vs scopo
A prima vista pare si tratti della stessa cosa ma non è esattamente così. Scegliere a volte porta ad un ripiego, ad un compromesso apparentemente accettabile e che si rivela presto una prigione. Inoltre quando si tratta di scegliere, entrano in gioco le alternativa (possibilità di scelta). E le alternative sono spesso soggettive più che oggettive, frutto di come guardiamo il mondo, come guardiamo noi stessi, o come non ci guardiamo. In 33 anni ho sentito, e detto, troppe volte, “Non ho scelta” … Penso sia meglio cercare e vivere con Scopo.

Nei certificati di nascita è scritto dove e quando un uomo viene al mondo, ma non vi è specificato il motivo e lo scopo. (Anton Čechov)

2) La crisi
Senza dover ricorrere al giapponese… “L’etimologia di crisi deriva senza dubbio dal verbo greco krino = separare, cernere, in senso più lato, discernere, giudicare, valutare. Nell’uso comune ha assunto un’accezione negativa in quanto vuole significare un peggioramento di una situazione. Se invece riflettiamo sull’etimologia della parola crisi, possiamo coglierne anche una sfumatura positiva, in quanto un momento di crisi cioè di riflessione, di valutazione, di discernimento, può trasformarsi nel presupposto necessario per un miglioramento, per una rinascita, per un rifiorire prossimo.”
La crisi è il momento di scegliere, di dotarsi di uno scopo. Abbiamo l’opportunità per farlo. Se vogliamo (visto che apparentemente fa tutto schifo) abbiamo anche la scusa per farlo.
E comunque il presente ed il futuro non fa affatto schifo.
Se apriamo gli occhi, se abbiamo coraggio, il futuro si rivelerà per ciò che è davvero: Abbondante.

“Ci deliziamo nella bellezza della farfalla, ma raramente ammettiamo i cambiamenti a cui ha dovuto sottostare per raggiungere quella bellezza. (Maya Angelou)

3) Il futuro è abbondante
“Oggi il 99 per cento degli americani che vivono sotto la soglia della povertà dispone di elettricità, acqua, servizi con lo scarico e di un frigorifero4, il 95 per cento possiede un televisore, l’88 per cento un telefono, il 71 per cento un’auto, il 70 per cento, addirittura, l’aria condizionata.” Steven, Kotler; Diamandis Peter. Abbondanza.
Le aspettative di vita sono aumentate in tutto il mondo, la mortalità infantile è al minimo di sempre, la tecnologia ci risparmia tempo e fatica in ogni attività della nostra vita.
Ma la cosa più importante è che ci rende liberi.
Un aspetto su tutti? Informazione e comunicazione.
Non dobbiamo aspettare che altri ci raccontino la storia, possiamo ascoltarla direttamente. E possiamo raccontarla, possiamo viverla.

Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni. (Eleanor Roosevelt)

4) Paura e successo
In teoria siamo tutti alla ricerca della felicità e del successo ma è molto più frequente, e veritiero, dire che ce ne stiamo sempre a debita distanza. C’è un cartone della Disney visto con i miei bambini, cinico e vero. In “Zootropolis”, una coniglietta vuole diventare un agente di polizia (cosa mai avvenuta prima) ma i genitori continuano a dissuaderla. Gli argomenti usati: se non sogni non puoi rimanerci male, se non provi a saltare non puoi cadere.
La cosa che ho capito (e che la storia ha sempre cercato di farci capire) è che niente può essere raggiunto senza affrontare la paura e persino convivendo con la paura.

Provate a rendere il mondo un posto migliore. Guardatevi dentro per capire che il cambiamento parte da voi. Parte da me. Parte da tutti noi. (Judy in Zootropolis)

5) Trovare la forza
C’era una madre alla quale avevano sottratto il figlio e lo avevano portato in una montagna ripida ed inospitale. I compagni del villaggio cercarono di aiutarla (anche per rimediare l’onta dell’oltraggio da parte della tribù nemica). Provarono a scalare la roccia ma ogni volta cadevano rumorosamente. Dopo un paio di ore dissero che era impossibile. Mentre stavano andando via, videro però la donna che scendeva dalla montagna con in braccio il figlio. “Come hai fatto? Era impossibile!”
La donna rispose “Non era tuo figlio”.
Punto. Poco altro da dire. La forza e le capacità si trovano quando hai abbastanza motivazioni per farlo. Quando non si tratta di riuscire in un lavoro, fare abbastanza soldi per comprare l’auto o pagare le bollette. Si riesce, si trova la forza, quando in ballo c’è qualcosa in più, quando si ha un vero scopo.

Ciò che chiamiamo «forza d’animo», è il coraggio di non figurarci diversamente il nostro destino. (Emil Cioran)

6) Più di un lavoro
Il futuro me lo immagino pieno di tecnologia ma soprattutto di scopo. Non possiamo più pensare che ci basti un lavoro, inteso come un impiego. Non si può continuare a parlare di life work balance come se si potesse spegnere ed accendere un interruttore. Tutto è lavoro, tutto è vita, tutto è scopo.

L’amore e il lavoro sono per le persone ciò che l’acqua e il sole sono per le piante. (Jonathan Haidt)

7) Il parere degli altri
Gli altri sono importanti, la vita è tua. Ascolta, chiedi, impara, cerca supporto, cerca consenso, decidi e vivi in prima persona. Fosse per gli altri non saremmo niente o saremmo sempre qualcosa di piccolo. “Gli altri”, quelli che tengono davvero a te, sapranno invece trovare le parole ed il tempo giusto per starti vicino.

Ci saranno sempre degli Eschimesi pronti a dettar norme su come devono comportarsi gli abitanti del Congo durante la calura. (Stanislaw Jerzy Lec)

8) Reinventarsi
È un termine figo ma può portare confusione. Non si tratta di prendere e buttare via, di smantellare e costruire sempre e per forza in modo nuovo. Si tratta di costruire su quanto c’è, su cosa sei. Unire i puntini è decisamente più potente e giusto.

Dire a qualcuno di reinventarsi (o farlo così per farlo) implica in qualche modo suggerire che la loro intera vita professionale (e non solo) non è valsa nulla. (Rafael Alcalde)

9) Le porte
Quando si parla di opportunità si usa quasi sempre la metafora delle porte. Giusto. Ci si dimentica però, all’atto pratico, che c’è sempre una cosa da fare quando si è davanti a una porta: spingere per vedere se è aperta e/o bussare. Altro aspetto importante è che dietro, ad aprirti o meno, ci sono sempre persone. Ecco non riguarda pezzi di legno ma cuori che battono. Ricorda. Guarda. Bussa. Presentati. Ascolta. Entra. O esci.

Non c’è miglior chiave che la volontà di aprire una porta. (Hasier Agirre)

10) Avversità e condizioni ideali
C’è una riflessione di Penny C. Sansevieri che mi è piaciuta tantissimo.
“Ho una speciale abilità: posso entrare in una stanza di 300 autori e individuare quelli che avranno successo. Come posso dirlo? Vedo gli autori che distribuiscono biglietti da visita e segnalibri ad ogni evento. Vogliono imparare, si impegnano con altri autori, fanno un sacco di domande per scoprire su cosa si stia lavorando e su cosa no. E spendono ogni minuto libero per fare qualcosa che aumenti il loro successo, anche se è davvero qualcosa di piccolo.”
Pensiamo sempre che si tratta di condizioni ideali, di fortuna, e che gli altri siano “sempre messi meglio di noi”. La verità è che bisogna crederci, insistere, fare.

Il coraggio e la perseveranza possiedono un talismano magico di fronte al quale le difficoltà scompaiono e gli ostacoli svaniscono nel nulla. (John Quincy Adams)

11) Coerenza vs integrità
Sono rimasto intrappolato per anni all’interno della coerenza. Spesso si tratta della coerenza degli altri: “se ieri ero questo, domani come potrò presentarmi…”
Falso. Seghe mentali. La coerenza sta nel seguire ciò che è giusto per noi, e ciò che è giusto per noi varia nel tempo. Molto più importante perseguire l’integrità. Ai propri valori, ai propri ideali, al proprio scopo. Fedeli a noi stessi come la notte con il giorno.

La vera integrità è fare la cosa giusta sapendo che nessuno si accorgerà se l’avrai fatta oppure no. (Oprah Winfrey)

12) La tecnologia
Sul finire di quest’anno mi sono innamorato della tecnologia. Da anni si continua a parlare di futuro, di progresso, di robot…ma cambia tutto quando ti rendi conto che la tecnologia ha lo scopo di mettere in contatto le persone, renderle più sicure e felici. Certo ci sono controindicazioni come in ogni cosa della vita ma non è una scusa valida per tenersi alla larga e perdersi tutto il divertimento.

Alcune persone si preoccupano che l’intelligenza artificiale ci farà sentire inferiori, ma poi, qualunque persona sana di mente dovrebbe avere un complesso di inferiorità ogni volta che guarda un fiore. (Alan Kay C.)

13) Illuminare la propria vita
Quando ho iniziato a scrivere nel web, credevo che l’obiettivo fosse diventare un punto di riferimento per gli altri. Quest’anno, un anno molto buono a proposito di visibilità, ho capito che l’obiettivo era completamente diverso. Non si tratta di essere l’unico faro del pianeta (o del web). Si tratta di essere una piccola lanterna che illumina la via per poche persone, fosse anche per un solo individuo.

Se accendi una lanterna per un altro, anche la tua strada ne sarà illuminata (Nichiren Daishonin)

14) Fare la cosa sbagliata
A Settembre 2017 ho iniziato a scrivere sul mio blog tutti i santi giorni. Era la cosa sbagliata da fare – la “ragione” consiglia di non sovraccaricare le persone, di concentrarsi nella diffusione e promozione più che nella creazione. I risultati sono stati un crollo della visibilità, specie sui social. In numeri: più o meno sono passato da 50k a 6/7k al giorno di visualizzazioni. Eppure non sono mai stato così felice nel fare il mio lavoro, ho avuto “connessioni” molto più vere con le persone, è stato il miglior periodo (anche economico) da quando lavoro nel web.

Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche belli: per esempio, la torre di Pisa. (Gianni Rodari)

15) Sentirsi un coglione
Poi ogni tanto torni a terra. Ti ritrovi ad abbracciare il cuscino senza riuscire a prendere sonno. Ti chiedi dove sia finito quell’entusiasmo, quella ceca fiducia che avevi poche ore prima, quella sicurezza che la strada fosse giusta ed in discesa.
Che fare? Nulla. Sentirsi un coglione va bene. Ogni tanto va e fa bene. Farsi le domande a volte fa male ma rende persone migliori.

Il segno distintivo della insicurezza è la spavalderia. (Brandon Sanderson)

14) Troppo grandi
Ho usato “troppo grandi” nella metà degli articoli del 2016. Siamo troppo grandi per un sacco di cose. Per farci condizionare dal giudizio degli altri, per far sì che altri decidano del nostro lavoro e della nostra vita, per fare un lavoro che non amiamo, per fare solo un lavoro. Per chiedere il permesso…

Siamo troppo grandi per credere alle favole. Ma anche al fatto che le favole non esistano.

15) Abbastanza
Capita di non sentirsi “abbastanza” e di pensare che lo saremo solo quando riusciremo a raggiungere un determinato obiettivo. È una trappola di quelle che ci costruiamo e poi ci infiliamo dentro fischiettando. Sei già abbastanza.
Come si fa ad essere abbastanza? Probabilmente semplicemente credendo e rispettando se stessi, lottando senza scorciatoie, apprezzando il lavoro e le tue idee più che il grande risultato. E portando a termine ciò che hai iniziato.

Se non sei abbastanza senza la medaglia d’oro, non sarai mai abbastanza. (Cool Runnings)

16) Nonostante
“Marguerite Johnson è nata alla fine degli anni ’20. Una povera donna nera nel sud povero. Non aveva alcun futuro radioso che sembrava aspettarla.
Ha sopportato le difficoltà delle sue coetanee e praticamente di tutti gli afro americani in quel periodo. In più, come se non fosse abbastanza, all’età di 7 anni è stata stuprata dal fidanzato della madre.
“NONOSTANTE” questo, Marguerite cambierà il suo nome in Maya Angelou e diventerà ballerina, attrice, sceneggiatrice, poeta, protagonista del movimento dei diritti civili degli anni Sessanta.
Ma ciò che più conta è che ad un certo punto Maya ha ammesso che non è diventata ciò che è NONOSTANTE il suo trauma. È diventata ciò che è GRAZIE (a causa) a questo.”
Il trauma, come quello di Maya, anche visto con tanto coraggio, non è mai una cosa buona.
Ma la maggior parte di ciò che nascondiamo o che ci perdoniamo non è affatto un trauma.
Sono solo scelte, percorsi, strade diverse per arrivare alla meta. O semplicemente la vita che non è mai scontata ed uguale per tutti.
Non dire alle persone cosa sei o vuoi essere NONOSTANTE…
Quella è la tua storia, la tua unicità, forse anche la tua forza.
Dici Grazie. Testa alta, petto in fuori.
Sei perfetto. Sei come dovresti essere. Sei TU.

La strada per la nostra destinazione non è sempre diritta. Prendiamo il percorso sbagliato, ci perdiamo, ci voltiamo indietro. Forse non importa su quale strada ci imbarchiamo. Forse quello che conta è che ci si imbarchi. (Barbara Hall)

17) Visione vs avere un piano
Viviamo un cambiamento continuo, inevitabile ed incontrollabile. Il cambiamento che non è più lineare ma è diventato esponenziale. E come lo fai un piano? E come schivi un pugno che non sai neanche da dove arriva? I lavori del futuro devono ancora essere inventati. Viviamo l’1% della tecnologia e già ci sembra troppa. Un piano? No, meglio avere una visione.

 Tutti hanno un piano fino a che non prendono un pugno in faccia! (Mike Tyson)

18) Sacrifici e scambi
Se lavori 12 ore anziché 8 a fronte di uno stipendio più alto del 30 o del 40% non è un sacrificio. Stai scambiando più tempo con più soldi. Se fai una trasferta di 1000 km per prendere dei soldi, è uno scambio. Un sacrificio è fare qualcosa che potrebbe non ripagarti.

Il valore di un sentimento è la somma dei sacrifici che si è disposti a fare per esso. (John Galsworthy)

19) Essere sbagliato vs essere nel posto sbagliato
Ci sono due cammelli, la mamma ed il suo piccolo. Il piccolo è curioso e fa domande.
“Mamma perché abbiamo queste gobbe?”
“Siamo animali che vivono nel deserto dove c’è pochissima acqua. Così abbiamo bisogno di fare la scorta per poter vivere.”
“E perché abbiamo queste gambe così lunghe e questi piedi buffi?”
“Perché siamo destinati a camminare nel deserto, e camminare molto.”
“E che mi dici di queste ciglia così lunghe? A volte mi fanno persino male…”
“Quelle ciglia sono una benedizione: ci proteggono dalla sabbia del deserto quando soffia il vento.”
“Credo di aver quasi capito.
Dunque abbiamo le gobbe perché nel deserto c’è poca acqua e dobbiamo immagazzinarne molta quando abbiamo occasione, queste zampe lunghe per camminare nel deserto e camminare molto, e queste ciglia per difenderci dalla sabbia del deserto quando c’è molto vento. E quindi perché siamo nello Zoo?”

Ecco perché siamo nello zoo?

20) Raccontare la tua storia è la storia
Annette era un’insegnante di lingua inglese in Florida che per tutta la sua vita aveva scritto milioni di parole da mattina a sera; si divertiva a scrivere biglietti di auguri, riscrivere pubblicità, creare slogan che teneva nel cassetto. Solo le amiche sapevano e questo bastava per ottenere, di tanto in tanto, qualche lavoro come copywriter.
Sino a quando non andò in pensione e fece qualcosa di straordinario: 20 dollari spesi per fare dei bigliettini da visita con scritto chiaro e tondo COPYWRITER.
Da quel momento la sua vita è cambiata, questione di consapevolezza, magia della consapevolezza.
La consapevolezze di chiunque prendesse quel bigliettino in mano ma soprattutto la Sua.
Dirlo rafforza ciò che sei; è il primo ed inevitabile passo per Esserlo davvero.
Funziona così, esattamente in quest’ordine: Esserlo – farlo – dirlo – esserlo davvero (in quest’ordine)
Non sarai mai X se non lo dici al mondo.

La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla. (Gabriel Garcia Marquez)

21) Il prezzo di tutto è il prezzo di niente
Siamo capaci di fare molti sacrifici nelle cose Grandi, ma raramente siamo capaci di sacrificare le piccole. (Goethe)
Avevo 26 anni quando ho incontrato Z.
Aveva una casa da sogno, pagata in contanti e strappata ad un prezzo stracciato. Era grande, e bella.
C’era un giardino di oltre 500 metri, tutto con l’erbetta, quella all’inglese come si vede nei film.
C’era uno scivolo, un’altalena, un barbecue, un forno a legna per la pizza.
E proprio accanto c’erano parcheggiate tre macchine che insieme valevano quasi mezzo milione di euro. Io di macchine non me ne intendo ma anche da ignorante immaginavo fossero belle, e per un attimo l’unica cosa che ho pensato è che mi sarebbe piaciuto guidarle.
Non è vero. Per un attimo, ma anche di più, ho pensato che volessi tutto, il pacchetto completo.
Sono stato Tony Montana quando in auto dice che vuole di più. E cosa? Voglio il mondo.
In un certo senso, il proseguo della storia, di quella giornata, è quasi la scena in cui Will Smith (in “la ricerca della felicità) dice al tizio con la Ferrari che si deve fare per avere una macchina di questo tipo. Quasi la stessa scena ma con epilogo diverso.
Il punto è questo: per le cose piccole (auto, case, vestiti, conti vergognosamente pieni, o decenti) ma anche per le Grandi, ci sono sempre tre costanti.
C’è un prezzo.
Puoi comprarle.
Per comprarle devi pagarle, e dunque averne i soldi (o altro) ed essere disposto a darli via.

Ti piace? Compralo…cioè pagalo.

22) Qui ed ora
Poche storie: la vita, e ciò che è importante, è qui ed ora.
Viviamo in un mondo che contribuisce in maniera importante alla frammentazione mentale, alla disintegrazione, alla distrazione, alla decoerenza “, diceva lo studioso buddista B. Alan Wallace.

Mentre camminiamo, pensiamo ad arrivare e quando arriviamo, pensiamo ad andare. Quando mangiamo, pensiamo a fare i piatti e quando facciamo i piatti, pensiamo a guardare la televisione. Questo è un modo bizzarro di far funzionare una mente. Non siamo connessi con la situazione attuale, ma pensiamo sempre a qualcos’altro. Troppo spesso ci consumiamo con l’ansia e i desideri, coi rimpianti del passato e con l’anticipazione del futuro, perdendo completamente la fragrante semplicità del momento presente.

23) Vergogna
Il video dei dipendenti di Banca Intesa ha fatto scuola.
L’equivoco che si debba far ridere la gente per comunicare on line, che sia una gara cabarettistica.
Persone che rinunciano alla propria dignità per sentire un applauso tecnologico, per sentirsi importanti o qualcosa o parte di qualcosa.
Ci sono tantissimi casi meno noti ma altrettanto tristi e pericolosi. “Saluta Antonio” in questo momento mi sembra uno dei punti più bassi. Altri preferisco tacerli sin quando non sono così noti.
E la cosa incredibile è che non sia solo un gioco da ragazzi ma finiscano per crederci anche aziende e professionisti.
Paradossale. Abbiamo un tremendo bisogno di farci vedere ma non ci vogliamo mostrare.
Le orecchie di coniglio (penso a Instagram…), le cose ridicole ci appaiono più plausibili e giustificate del mostrarci davvero, del mostrare la nostra umanità e vulnerabilità.

Nella vita ci sono rischi che non possiamo permetterci di correre e ci sono rischi che non possiamo permetterci di non correre. (Peter F. Drucker)

24) 5 minuti
Quanti 5 minuti ci sono nella nostra vita?
Se provi a pensare a quanti ne hai, anche in una sola giornata, diventi pazzo. O capisci.
Capisci che potresti usarli in modo decisamente più redditizio e produttivo. E non parlo di soldi o davvero di produttività…
Penso che in 5 minuti ci entra benissimo una telefonata.
Chiamare la mamma, chiamare un fratello, chiamare un amico, parlare con qualcuno che vedi fatto di pixel ma è un essere umano. Come te.
Bastano 5 minuti, a volte anche meno.

Alice: “Per quanto tempo è per sempre?”
Bianconiglio: “A volte, solo un secondo”.
(Lewis Carrol)

25) Come siamo o come siamo visti
Viviamo in continua competizione. Come sempre ma più di sempre. In un certo senso è colpa dei social. I social sono peggio delle rimpatriate di classe. Quelle fatte, più o meno consapevolmente (ma questo è il risultato) per confrontarsi, per confrontare le vite e sentirsi sfigato. O magari, ma capita di rado, uscirne rafforzato, vedere tutti grassi, calvi e mammoni e dirsi “non sono messo così male”.
Viviamo una situazione nuova, complessa e paradossale. Viviamo nell’era del “come ci vediamo visti”, che è una forma di introspezione, reputazione, quasi in forma patologica.

Preoccupati più della tua coscienza che della reputazione. Perché la tua coscienza è quello che tu sei, la tua reputazione è ciò che gli altri pensano di te. E quello che gli altri pensano di te è problema loro. (CHARLIE CHAPLIN)

26) Yeah
Una decina di anni fa, in una fase nella quale volevo conquistare il mondo, mi sono ritrovato a vendere porta a porta servizi telefonici e l’immancabile Sky.
Dicevano si facevano I soldi veri. (Altro teatrino) C’erano ragazzi di 20 anni con macchine da favola. Si ballava tutte le mattina. Ma questa è un’altra storia…scusa.
Ad ogni modo in un quartiere popolare di Catania, un giorno suono alla porta, anzi busso perché il campanello non c’era e mi apre una signora di cinquant’anni più vecchia.
Avrà avuto una quarantina d’anni ma pareva ne avesse molti, molti di più.
Mi ride con quasi tutti I denti e mi fa entrare. Mi fa accomodare in salotto per parlare.
Poi prima che uscissi le mie favolose brochure mi chiede: “le piace?”
Ed indica un tappeto, un arazzo, che prendeva tutta la parete. C’erano alberi da foresta, una cascata e qualche uccello esotico.
“Sa, mi spiace doverlo togliere. Ci sono affezionata”
Annuisco come mi hanno insegnato. Lei continua come se le avessi fatto una domanda.
“Quello lo abbiamo fatto quando si è sposata mia figlia ma adesso per la piccola dobbiamo farne un altro.
Però abbiamo trovato una composizione tutta floreale, c’è un lago con quei fiori che galleggiano… Bellissimo. Lo vuole vedere?”
Mi torna in mente pensando a questo mondo “social”.
Come la signora che non riesco più a dimenticare, anche noi abbiamo la fissa degli sfondi, della copertina.
La cover di facebook, di linkedin, di quell’altro social.
E non solo la mettiamo alle nostre spalle ma ci crediamo tanto da farla diventare quasi reale. Come i matrimoni.
Dove non si può dire che ti stai rompendo le palle, che hai problemi, che non hai una lira per fare il regalo e per comprarti un vestito nuovo.
Ed anche se sei il tizio straboccato sul divano, con gli occhi chiusi, o con le lacrime, quando ti guardano devi fare il broncio di approvazione. E dire Yeah.

Oh Yeah

27) Distrazioni e Scelte
Le distrazioni che vengono da smart phone e social. Ma soprattutto le distrazioni che vengono dall’esterno e da dentro di noi. Tutto ciò che ci fa perdere tempo e focus e gioia. Bisogna prendere atto che non possiamo fare tutto o piacere a tutti. Bisogna decidere chi deve salire sul bus e chi no, come dice Jim Collins in “Good to great”.

Sono le nostre scelte, Harry, che ci mostrano chi siamo veramente, molto più delle nostre capacità. (Dal film Harry Potter)

28) I soldi
Andiamo verso una società in cerca di significato ma è ipocrita dire che i soldi non siano ancora importanti. Sono maledettamente importanti.
La differenza, se si può trovare, è che i soldi ci servono e serviranno per vivere con significato. Per non dovere fare una vita ed un lavoro che ci fa schifo, vivere una vita che non è vita.
O per fare qualcosa di davvero significativo, tipo aiutare gli altri.
Bill Gates ha sconfitto la malaria in Africa.

È bene avere il denaro e le cose che il denaro può comprare, ma è bene anche, ogni tanto, controllare ed essere sicuri di non aver perso le cose che il denaro non può comprare. (George Horace Lorimer)

29) Giocare secondo le regole
Le regole di oggi sono date dal digitale, dal nuovo sistema basato sui social, sulla connessione, sulla reputazione digitale, sull’abbondanza del mercato on line.
Bisogna conoscerle. Ed infrangerle.

Impara le regole come un professionista, in modo da poterle rompere come un artista. (Pablo Picasso)

30) Accontentarsi, ritirarsi, morire
La morte fisica è inevitabile ma la morte dell’anima, alzarsi ogni mattina e coricarsi ogni sera, muoversi ogni giorno come un automa, è una scelta. Il che è peggio.
In un certo senso, per quanto è triste dirlo, assistiamo ad un continuo suicidio, e spesso ci siamo in mezzo noi, non riguarda solo gli altri.
Quello che voglio dire è che non possiamo pensare di avere (accumulare cose e sicurezza) per quando saremo felici.
Dobbiamo semplicemente cercare di Essere, fiduciosi che avremo abbastanza.
Essere noi stessi
Essere autentici
Essere felicemente vulnerabili
Essere sulla via
Essere vivi
Perché cercare la felicità, inseguirla, ci deluderà quasi sempre. Perché il duro lavoro non porterà la felicità. È il “Lavoro” giusto che ci rende felici, ogni giorno.
La felicità è il viaggio. E non sappiamo quanto tempo potremo viaggiare.

La maggior parte delle persone muore a venticinque anni, ma non viene sepolta prima di averne compiuta settantacinque. (Benjamin Franklin)

31) Se non scegli…
“Se lavorare fosse appassionante come praticare lo sport che ami credo che non esisterebbero la letteratura e i consulenti motivazionali. Se praticare lo sport che coltivi nei fine settimana e nelle pause pranzo, fosse privo di significato, come molti lavori che svolgi o hai svolto, credo che i negozi come Decathlon o Cisalfa sarebbero vuoti.
Senza generalizzare, va detto che lo sport che pratichi per diletto te lo scegli, il lavoro che fai quasi mai. Potere scegliere è più importante di quello che si crede.” Sebastiano Zanolli
La morale, ciò che penso io, è che se scegli tu allora hai uno scopo e va tutto bene. Altrimenti ti prendi in giro, hanno scelto gli altri e fa dannatamente schifo.

A ogni essere umano è stata donata una grande virtù: la capacità di scegliere. Chi non la utilizza, la trasforma in una maledizione – e altri sceglieranno per lui. (Paulo Coelho)

32) Unire “I pixel”
Se penso ai pixel mi viene in mente Mario, compagno di una vita. Un simpatico idraulico che per primo mi ha insegnato il gioco della vita.
E c’è una scena che porto sempre con me: quando battevi un livello e ti appariva “thank you mario but our princess is in another castle”
Siamo cresciuti, i pixel si sono stretti e diventati immagini ad alta risoluzione, ma la scena si ripete: la nostra principessa è in un altro castello…
E pensandoci bene, questo è il nostro mondo. Il mondo digitale, la crisi, il nuovo mercato. Chissà la vita!
Per la maggior parte delle persone, oggi ci sono meno soldi e più problemi. Da una parte sembra che possiamo fare tutto, dall’altra che non ci riesca niente e sia tutto così complicato. E precario!
Ti sei laureato > ma non c’è lavoro
Hai finalmente ottenuto un lavoro a tempo indeterminato > ma non c’è più niente di indeterminato
Hai scritto un libro senza aspettare l’editore che ti dia il permesso > ma adesso tocca venderlo
Hai fatto un blog, un sito > ma è solo l’inizio
Hai trovato la tua storia > ma ora devi andare in giro a raccontarla
Stai leggendo queste righe > ed ora?
Come si gioca nel nuovo mercato (e nel nuovo mondo)?
Che la vita sia un continuo divenire, panta rei, è roba vecchia. Però la nostra generazione (inteso come chi vive oggi) ha più diritto e consapevolezza della continua corsa.
Ogni vittoria sembra meno incisiva di 20 o 30 anni fa. Ogni conquista è semplicemente un passo avanti.
Il modo per vincere nel nuovo mercato è probabilmente avere pochi obiettivi, o poco rigidi, e godersi il gioco.
Andare piano, guardarsi intorno, raccogliere le monetine ma entusiasmarsi pure a rompere qualche mattoncino inutile. Accettarsi piccoli e grandi, deboli e forti.
Entusiasmarsi perché siamo ancora in gioco. Ogni giorno. Nonostante tutto.
La nostra principessa è in un altro castello? Chissenefrega.
A noi interessa giocare. Essere in gioco, ogni giorno.

Thank you mario but our princess is in another castle

33) Ricalcola
Mai come oggi dovremmo comprendere che la strada può cambiare. Dovremmo tenere a mente la lezione del Gps quando sbagli strada.
A quel punto non ti dice mai “Coglione hai sbagliato strada” e soprattutto non ti dice mai “Adesso non potrai andare più a quel ristorantino…adesso vatti a fare un misero panino alla stazione. Coglione.”
No, non lo fa mai. Come se non è successo niente, si prende un attimo e RICALCOLA il percorso.
È come se ti stesse dicendo “Okay, facciamo un’altra strada.”
Certo ci vorrà più tempo ma magari nel tragitto vedi cose nuove e belle, e soprattutto arriverai comunque a destinazione.
Ecco, pensare in questo modo mi fa amare i GPS e forse l’unico modo per fare pace con noi stessi, con il passato, con le scelte, è ragionare in questo modo.
Non sentirsi mai spacciati, segnati…Ricalcolare.

La strada per la nostra destinazione non è sempre diritta. Prendiamo il percorso sbagliato, ci perdiamo, ci voltiamo indietro. Forse non importa su quale strada ci imbarchiamo. Forse quello che conta è che ci si imbarchi. (Barbara Hall)

34) Cattive persone = cattive risultati (e viceversa)
L’altro giorno, siamo sul finire del 2017, Facebook mi ha mostrato le foto più significative (non è vero!) dell’anno. E mi ha detto qualcosa tipo “un anno è fatto dalle persone che hai incontrato”.
Oh quanto è vero.
Se devo essere cinico, e voglio esserlo, quest’anno ho incontrato persone straordinarie e mi sono allontanato da alcune che erano tossiche. Non dico cattive però bisogna avere la lucidità per comprendere chi ti fa stare bene e chi male, chi ti arricchisce e chi ti impoverisce. Non è utilitarismo ma solo la volontà di dare senso, significato ed importanza alla propria vita.
La dritta per l’anno nuovo è semplicemente “tenere a mente la regola”.
Perché il mio e il tuo futuro non sarà pieno di tecnologia come si pensa. La tecnologia ci metterà sempre più in contatto con le persone.
Scegli bene. Fai bene.

Sei la media delle 5 persone che frequenti (Jim Rohn)

35) La prima cosa del mattino
Quando suona la sveglia, da due mesi a questa parte, la prima cosa che sento è il mio cucciolo che mi chiama dall’altra stanza. È una doppia sveglia ma mi prendo ancora qualche istante prima di alzarmi. E faccio una cosa banale quanto potente: mi chiedo dove sono.
Non sono nel letto della mia stanza, non sono in questa città. Dove sono si riferisce a che punto della strada sono, in che direzione sono e con chi sto viaggiando.
Il primo pensiero va ai miei bimbi, la mia compagna, le persone che mi vogliono bene. Poi le persone con le quali ho parlato, quelle con le quali ho progetti in cantiere.
Quando metto il primo piede per terra sto pensando a cosa scrivere e raccontare nel web.
Ma la cosa importante non è il web o il raccontare. La cosa importante è se lo scopo è presente e vivo nella tua vita.
Ormai è diventata una splendida abitudine alzarmi alle 6/6:15 del mattino senza maledire il mondo e senza la voglia di stare sotto le coperte e nascosto sotto il cuscino.
Come ci si riesce? Facendo qualcosa per la quale ne valga la pena. Più di un lavoro. Uno scopo. Qualcosa di significativo.
E non dico che non ci siano i problemi, che vada tutto sempre alla perfezione.
Il trucco sta solo nell’avere le giuste sfide, i problemi che in un certo senso hai piacere a risolvere. E che in fondo ti fanno sentire vivo.

Scegli bene le tue battaglie .. a volte la tua pace è più importante dell’avere ragione

36) Quante volte hai provato
Un consiglio che ha scritto Paul Petrone sul blog di LinkedIn e che mi ha fatto pensare. “C’è stato uno studio che ha calcolato quante volte una persona in media cerca di raggiungere un obiettivo prima di arrendersi. Il risultato: una persona in media tenta di realizzare un obiettivo meno di una volta prima di mollare.”
Da allora ho iniziato a fare una semplice cosa. Ho un foglio word dove scrivo i miei progetti e tutto ciò che faccio per realizzarli, ho fatto un salto nel tempo anche per quelli passati.
La verità? La maggior parte delle volte, diciamo il 99%, rientro in quella statistica.
L’1% è invece questo blog, il mio lavoro, il libro che esce a Gennaio…e spero un grande progetto che ho per il 2018.

Molti fallimenti nella vita sono di persone che non si rendono conto di quanto fossero vicine al successo quando hanno rinunciato (Thomas Edison)

37) La fortuna richiede tempo
C’è un concetto del poker che sfugge alla stragrande maggioranza delle persone, è la varianza, un concetto statistico che non ha per niente a che fare con la fortuna.
Se giochi una mano correttamente hai diciamo il 90% delle probabilità di vincere.
Ma significa anche che hai il 10% delle probabilità di perdere.
Un buon giocatore, una qualsiasi persona razionale, accetterebbe di giocare una mano del genere.
Un giocatore scarso però inizierebbe a gridare al complotto quando una carta “sfortunata” gli fa perdere la mano.
Cosa voglio dire: devi giocare 100 colpi prima di vincere. Se ti fermi a 10 colpi potresti essere in perdita.
Non è sfortuna ma matematica.
La vita è simile con alcune complicazioni.
Spesso il tuo progetto ha il 65% di probabilità di andare in porto. È ancora una buona mano ma richiede ancora più persistenza e fiducia.
Questo è il poker, questa è la vita.

Il tempo è un galantuomo, rimette a posto tutte le cose. (Voltaire)

38) Solo un po’ di zucchero
Ormai dieci anni fa, nella cucina di un ristorante venni a conoscenza di un segreto. Bastava mettere sul piatto una forchettina o un cucchiaino, o entrambi, e poi spruzzarci sopra ed intorno del cacao o zucchero a velo. Poi si toglievano le posate e come per magia rimanevano scolpite dal vuoto.
L’effetto, specie su quei piatti in ceramica scuri come il rum era strepitoso e per giorni, mesi, andai fiero della mia scoperta.
Un giorno volli condividere il trucco con un amico, come si è soliti fare quando impari quei giochini con le carte. Feci tutti il procedimento per come avevo imparato, ed in pochi secondi la magia era lì.
Guardai il piatto, guardai il mio interlocutore, guardai ancora il piatto per capire se ci fosse qualcosa di sbagliato.
“È solo un po’ di zucchero” disse come quello che non gliene fregava nulla ed infatti era così.
Da allora quel “solo” riecheggia forte in quasi tutti i momenti della mia vita. Nel bene e nel male.
Quando gli altri decidono che è solo…
È solo un po’ di zucchero
È solo un’ora del tuo tempo
È solo una telefonata
È solo un taglietto
È solo una medicina
È solo un lavoro
È solo una giornata di treno
È solo un’ora di areo
È solo scrivere qualche parola
È solo un post
È solo un blog
È solo qualche giorno di ritardo
È solo una bella frase
È solo un sogno

Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre. (Platone)

39) Anche quando piove
Da bambino ce l’avevo con la pioggia perché se pioveva non potevo giocare. Nel tempo la “pioggia” ha assunto un significato diverso. È stata anche il vento, il pericolo, l’opportunità, i soldi, il compromesso, ciò che pensa e dice la gente, il buon senso, le seghe mentali.
Da bambino pensavo che da grande la pioggia non mi avrebbe fermato…e forse lo pensavi anche tu. Bene: adesso siamo grandi.

Affronta gli ostacoli e fa qualcosa per superarli. Scoprirai che non hanno neanche la metà della forza che pensavi avessero. (Norman Vincent Peale)

40) Comportati come se ti stessero osservando
La strada per diventare riconoscibili, per ottenere fiducia non è fatta da titoli o promesse ma da comportamenti ed azioni quotidiane.
Anche quando non sei sul palco, anche quando I riflettori sembrano ignorarti.
Comportarsi sempre come se ti stessero osservando non perché ci possa essere davvero qualcuno a guardarti ma per essere integro, allineato.
Se poi ci mettiamo, che sui social, ogni cosa è davvero pubblica, il passo è breve.

Comportati sempre come se ti stessero osservando

41) Come fregare i robot e le multinazionali come Amazon
C’è una cosa che mi fa sorridere quando le persone parlano di come Robot e multinazionali come Amazon abbiano distrutto il mercato e rubino il lavoro.
La cosa buffa è che entrambi, in modo chiaramente diverso, lottano, spendono soldi per simulare l’attenzione ed il calore che solo le persone sanno dare. Ma non sono persone.
Non possono venire a cena con te. Non possono mica fare l’amore.
Sin quando avremo la nostra fragilità saremo in vantaggio. Il punto è che continuiamo a nasconderla a tutti i costi. Per questo ci battono!

La civiltà sta producendo macchine che si comportano come uomini e uomini che si comportano come macchine. (Erich Fromm)

42) Bruciare le navi
Il miglior modo per riuscire in qualcosa, specie se ne vale la pena, è non darsi la possibilità di tornare indietro. Perché le difficoltà ci saranno, ci saranno sempre e la cosa più facile sarà quella di tornare indietro e rinunciare. Il miglior modo per riuscire in qualcosa è bruciare le navi. Credere a tal punto da non ammettere la possibilità di tornare indietro.

Prima di cominciare una battaglia a rischio, Alessandro Magno vide che i suoi soldati posizionarono le navi in modo da fuggire in caso le cose si fossero messe male. A questo punto il condottiero ordinò di bruciare le navi. I soldati increduli chiesero come avrebbero fatto in caso di sconfitta. Alessandro Magno disse: “Resta solo una possibilità: vincere e tornare a casa con le navi del nemico”.

43) “Sapere” è sopravvalutato
Nel 1995 Seth Godin scrisse probabilmente il primo libro sulla “moneta digitale”, prima ancora che esistesse davvero.
Quando 13 anni dopo i bitcoin fecero il loro ingresso sul mercato, pochi sapevano di cosa si trattava, ma LUI SAPEVA.
Era un privilegiato, aveva un vantaggio rispetto a miliardi di persone, eppure non ha funzionato.
Ci ha pensato per mesi ma non era così convinto. Sapeva ma non ha fatto nulla.
Se avesse investito 1000 dollari, oggi avrebbe guadagnato più di 40 milioni di dollari. Lui sapeva, ma sapere non è basta. Sapere è sopravvalutato.

Il modo migliore per fare una cosa è farla. (Amelia Earhart)

44) Farsi pagare ma non comprare
Si torna sempre al solito punto: ci hanno insegnato che il lavoro è qualcosa di duro e necessario, che l’obiettivo della vita è faticare e risolvere problemi.
Quando dicono “il lavoro paga” ogni tanto stanno dicendo “Il lavoro compra”. O forse non lo dicono ma dovrebbero farlo, è la situazione di molti.
In questi giorni Papa Francesco ha detto che il lavoro precario è immorale, distrugge la sicurezza delle persone, la dignità e la vita.
Vero, però succede anche vivendo una “Vita precaria”, ogni qual volta insomma non solo ti pagano ma anche ti comprano. Quando ti trovi ostaggio del denaro che ti serve per mangiare e fare mangiare i tuoi figli.
Quando la mattina ti alzi, il giorno lavori, e la sera ti corichi.
Quando aspetti la sera per andare a dormire e chiudere questa giornata, e quando non hai più nemmeno l’illusione che domani sia migliore.
Quanto vale la tua vita?

La vita è troppo breve per sprecarla a realizzare i sogni degli altri. (Oscar Wilde)

45) Il potere (dinamico) delle abitudini
In uno dei suoi articoli psichedelici James Altucher ha ricordato: “Non sei solo la media delle 5 persone che frequenti, come si usa dire. Sei anche la media delle cinque abitudini…”​

Mi piace molto l’idea.
Semanticamente potrebbe essere simile o la stessa cosa di avere un obiettivo, ma la differenza è che puoi cambiare da subito. Iniziare da oggi a fare 5 cose di diverso. E poi farle ogni giorno.
Certo è difficile, non dico che non lo sia ma non è così a lungo termine, o così banale, non è frustrante ed ha quasi sempre un GRANDE IMPATTO.
Soprattutto, per quanto sia paradossale (parlare in questi termini di abitudini), è flessibile ed in continua evoluzione.

Le abitudini sono forme concrete del ritmo, sono la quota di ritmo che ci aiuta a vivere. (Julio Cortázar)

46) Vivere in versione Beta
Beta è una fase in cui siamo incompleti, con errori. Essere in fase beta significa concentrarsi sul progresso e non sulla perfezione.
Migliorare vs essere perfetti!
Innanzitutto questo: puntare a fare ogni giorno qualcosa di buono, diventare migliore (qualunque cosa intendiamo) anziché fossilizzarsi alla ricerca della perfezione.

“La vita non è un problema da risolvere. Ma una realtà da sperimentare”. (Søren Kierkegaard)

47) Fare un altro round
“Be’, ecco, a dire la verità, sai certe volte un po’ di paura ce l’ho è vero; quando sono sul ring e le prendo, e le braccia mi fanno tanto male che non riesco più ad alzarle. Sì allora penso: “Dio quanto vorrei che mi beccasse sul mento così non sentirei più niente!” (da Rocky)
Anche se la maggior parte di noi non sono mai salite su un ring e di certo non lo avrebbero fatto per sfidare Drago, sappiamo bene di cosa sta parlando.
Ogni giorno anche noi lottiamo. Per fare andare le cose nel verso giusto, per riparare ciò che si è rotto, per la famiglia, per un ideale, per il nostro lavoro. Per pagare le bollette, per pagare la scuola dei figli, per avere l’attenzione necessaria su questo nuovo mondo digitale.
Ogni tanto, spesso, capita però qualcosa che ci finisce. Ci colpisce talmente forte da pensare che sia tutto vano. In questi momenti chi non ha pensato almeno una volta che non ne valga la pena? Che vada tutto in malora!
Chi non ha pensato insomma “speriamo che mi becchi sul mento”?
Come si trova la forza di andare avanti?
Sapendo che non è ancora finita. Pensando che si tratti appunto di round
E’ bello il concetto di round e di un altro round. Ci porta a pensare in maniera progressiva, nel modo giusto quella che in fondo è una maratona non una gara di velocità.
Un round lo puoi perdere ma non hai ancora perso. C’è ne è ancora uno.

E fare un altro round quando pensi di non farcela, è una cosa che può cambiare tutta la tua vita. Capisci quello che voglio dire?

48) Il mondo è cambiato
“Poi successe una cosa assurda. Una di quelle cose che succedono solo nelle praterie sconfinate del Kansas. L’intera casetta di legno si alzò lentamente in aria avvitandosi due o tre volte su se stessa. A Dorothy parve di essere a bordo di una mongolfiera.
I venti del nord e del sud si erano scontrati esattamente nel punto in cui si trovava la casa degli zii e proprio lì si era creato l’occhio, cioè il centro, del ciclone, dove l’aria è stranamente ferma. Così, una volta sollevata dai venti fino alla cima del vortice, la vecchia casa di legno venne trasportata per miglia e miglia come una piuma leggera.”
Toto, I’ve got a feeling we’re not in Kansas anymore.
Guardati intorno: non siamo più nel Kansas.

Potete anche restare nascosti in un angolo ad aspettare il ritorno di una normalità che non esiste più, ma nella nuova normalità opporvi al cambiamento non vi servirà a niente. (Seth Godin)

49) Non essere un jukebox
Nel nuovo mercato, parlare ancora di target non ha molto senso. Parlare di pubblico, crearne ed averne uno è l’unica cosa che conta. Il vero vantaggio competitivo e la cifra della competizione è avere qualcuno che abbia voglia di starti ad ascoltare. E non tante persone che ascoltano perché dici ciò che vorrebbero sentire.

“Non importa quanti amici abbiate su Facebook o quanti follower su Twitter; non sono amici reali né veri fan. A contare sono le persone che sentiranno la vostra mancanza se domani non ci sarete più.” Seth Godin

50) Sii egoista quando scegli un lavoro
Le caste non esistono più, viviamo il momento migliore della storia per fare ciò che amiamo. Dicono così ma spesso è l’opposto. E forse non è il caso, ma siamo noi a sceglierlo.
Come dice Paul Graham in “Come fare ciò che ami” la maggior parte dei consigli che diamo e riceviamo, dei lavori che facciamo è condizionata dal prestigio e dal denaro. Due cose pericolose che in fondo impariamo già a scuola.
“Se ammiri due tipi di lavoro finisci per scegliere quello più prestigioso, ed a parità di prestigio quello più redditizio”.
Secondo Paul, ed è vero, questo è il motivo per cui alcuni lavori molto redditizi come le vendite porta a porta, (o la prostituzione?), o lavori molto umili ben pagati, non sono così attraenti.
Promettono denaro ma non il rispetto di chi ti sta intorno.
D’altra parte il massimo sembra essere “Il chirurgo di fama mondiale” con riconoscimenti sia economici sia morali.
Il lavoro però è una cosa (troppo) seria
Si calcola che il lavoro occupa più tempo di ogni altra attività della nostra vita: il tempo per cercarlo, il tempo per svolgerlo, gli spostamenti logistici, le notti insonni, i pranzi e le cene mute nelle quali continuiamo a rimuginare.
Fare un lavoro che non ci piace non riguarda solo il lavoro ma la nostra vita, la capacità di relazionarci con gli altri, ciò che diamo “davvero” ai nostri figli.

Certe persone giustificano le loro assenze, un lavoro che non amano, come il mezzo per dare più possibile ai propri figli. Ma se ciò porta ad essere un cattivo marito, un padre infelice…è meglio essere meno altruisti. O esserlo davvero. (Paul Graham)

51) Che storia raccontare e perché?
Presentandomi come ghostwriter e scrivendo tutti i giorni, la domanda che mi viene fatta con più insistenza, è che storia raccontare!
La mia risposta è sempre nelle parole del Re:

D’accordo, allora: siete nella vostra stanzetta con le imposte accostate, la porta sbarrata e il telefono staccato. Avete fatto esplodere il televisore e vi siete impegnati a tirare fuori mille parole al giorno, con le buone o con le cattive. È giunto il momento della domanda da un milione di dollari: di che diavolo scriverete? Ecco la risposta, altrettanto rilevante: di che cazzo vi pare. Davvero, a patto che diciate la verità. (Stephen King)

Grazie
Grazie è la parola più potente e sottovalutata. Dire grazie a chi ti ha aiutato. Dire Grazie a chi ha teso una mano per farlo. Dire Grazie a chi con un rifiuto ti ha messo sulla buona strada. Dire Grazie perché stai leggendo queste righe e dunque puoi farlo – c’è chi non può. Dire Grazie perché stai respirando, perché il tuo cuore batte, perché batte il cuore di coloro che ami. Dire Grazie perché anche se la strada è tortuosa sei ancora in viaggio.
Grazie a chi mi è stato vicino, chi ha letto anche una sola riga di questo blog.

Grazie

 

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