Come portare traffico al tuo sito o blog da LinkedIn

Non mi sono mai sentito un nerd o uno smanettone sino a quando non mi sono accorto di quanta attenzione faccio al comportamento degli utenti sulla piattaforma. Intendo soprattutto come autori e professionisti condividano notizie ed articoli su LinkedIn, come le persone reagiscano ed interagiscano, e come gli autori affermati, gli influencers si comportano.

Se lo fa Guy…allora

Ieri ad esempio nel feed non ho visto altro che Guy Kawasaki condividere in questo modo (assolutamente poco intuitivo) i propri articoli.

Che succede? E’ diventato pazzo?

In realtà se sino ad oggi non avevo prove, il comportamento di Guy è un indizio di quanto sospettavo: LinkedIn predilige le conversazioni ed odia (diminuisce la visibilità) di ogni contenuto palesemente indirizzato a portare gli utenti fuori dalla piattaforma.

n.b. Da un’osservazione più attenta, ho notato che questo “modello di condivisione” Guy lo adotta preferibilmente condividendo articoli terzi.

Tuttavia anche in questo caso ci sono due considerazioni importanti:

1)    Potrebbe essere una buona idea, avere la sua utilità. Condividiamo una frase, un pensiero, senza “farci rubare la scena” ma attribuendo il merito all’autore.

2)    Il tasso di coinvolgimento (devo affidarmi a like/commenti) è decisamente più alto in questo caso, cioè senza il link all’interno del post.

NOTA: E si potrebbe anche sperimentare qualcosa sfruttando la nuova funzione di LinkedIn che adesso permette di commentare con una foto.

Il comportamento e le reazioni delle persone

Altro aspetto, un mio pensiero, è che anche le persone stiano sviluppando un’intolleranza per questo tipo di contenuti; quando “il reindirizzamento” è esplicito e/o scarsamente “introdotto”.

Volendo sintetizzare:

Le immagini che sino a ieri pensavamo fossero le grandi protagoniste, oggi stanno creando un appiattimento e contribuiscono più negativamente che positivamente. Le persone sui social, anche su LinkedIn, amano starci ed amano restarci.

In altre parole: per favore, non dirmi più di andare a leggere il tuo articolo nel tuo fighissimo sito! Se sono interessato, in caso ci faccio un salto da solo.

Che fare?

Studiare, sperimentare forme nuove e soprattutto ricordarsi che la cosa più importante non è la quantità ma la qualità. Mille visite possono essere un potenziale enorme o il nulla cosmico. Il consiglio è quello di puntare al coinvolgimento, al vero coinvolgimento (non uso di proposito il termine engagement).

Guida (non definitiva) alla condivisione di articoli e contenuti su LinkedIn

A seguire alcune riflessioni, casi concreti ed esperimenti che potrebbero funzionare. (tratte dal mio corso on line)

Uno degli argomenti più importanti, discussi, se vogliamo il banco di prova della nostra visibilità e riconoscibilità è la condivisione di articoli del nostro sito/blog, cioè esterni alla piattaforma, ed i risultati in termini di traffico e coinvolgimento.

I grandi media hanno visto nell’ultimo anno una riduzione drastica del traffico verso il sito ed ha suscitato grande clamore, per esempio, la scelta di Wall Street Journal di rimuovere LinkedIn dai tastini share.
Ufficialmente la spiegazione è stata che molti condividono senza leggere per apparire intelligenti (si, plausibile) ma in realtà è il segnale che LinkedIn ha tolto molto ed ogni tanto vuole persino prendersi tutto. In altre parole molti media hanno notato una riduzione di traffico.

È davvero così? Difficile dirlo, Forbes ad esempio dichiara di aver registrato un impennata di traffico negli ultimi tre mesi e ciò senza che abbia cambiato nulla nella propria strategia sulla piattaforma.

La cosa più probabile dunque è che molto è casuale o come sempre, quando non si è a casa propria, una buona permanenza dipende molto dall’umore del proprietario.

Di sicuro il modo di trattare LinkedIn e farselo amico, oggi è quello di impegnarsi sulla piattaforma e non portargli fuori gli utenti; un po’ sulla scia dell’edge rank di facebook.

Premesso che comprendere davvero l’algoritmo che regola la visibilità su un social è molto complicato e piccoli aggiustamenti vengono introdotti quasi ogni giorno, ci sono alcune indicazioni che possono essere utili.

Ecco alcuni aspetti che ho notato:

1) Se non parte cade

Il “successo” di un articolo condiviso su LinkedIn è influenzato dal coinvolgimento iniziale, diciamo nelle prime due/tre ore. Se entro questo tempo non si ha un forte riscontro (like, share, commenti) è davvero difficile che succeda in seguito.
I miei consigli in proposito:

a) Utilizzare un titolo chiaro (che contestualizza ed annuncia un vantaggio nel leggerlo) ma allo stesso tempo puntare sul coinvolgimento emotivo e sulla curiosità. In altre parole chiaro ma non troppo: le persone tendono ad assumere di sapere e potrebbero evitare di approfondire. Ogni tanto insomma è bene violare le aspettative 🙂

b) Evitare di usare immagini stock o eccessivamente inflazionate nell’anteprima. Consiglio di usare immagini personali.

A proposito di immagini personali, una domanda che mi è stata posta di recente

Avevo promesso di rispondere con un articolo dettagliato, la questione non è così semplice come possa sembrare. Giuro che lo farò ma qui c’è un altro aspetto interessante. Guarda l’immagine e cosa indicano le frecce.

Nonostante qualcuno pensa che “foto personali ed al mare” possano sembrare poco professionali (e forse ha anche ragione!), in realtà ha un suo senso.

1) Non sempre otteniamo traffico e/o la giusta interazione. Dunque anche far girare la propria faccia (non al mare come me…non per forza) produce la familiarità necessaria su qualsiasi social.

2) La mia immagine (un’immagine personale, meglio ancora insolita) spicca tra tante foto stock.

3) Il tasso di coinvolgimento (almeno nella mia esperienza) è altissimo. Una cosa simile è successa quando un mio collegamento ha pubblicato la foto con il figlio appena laureato, lo stesso quando due persone in contatto su LinkedIn si sono incontrate “nella vita vera”…
La morale è insomma che (forse) c’è davvero bisogno di autenticità e se può portare un beneficio, è il caso di pensarci!

4) Ci starebbe anche un’altra freccia, quella sui miei bimbi. Senza entrare nella polemica foto si/foto no, scene di vita quotidiana e che rivelano qualcosa di noi, causano empatia ed affinità. Non è affatto poco!

c) Se non si ha ancora la giusta visibilità consiglio di “preparare la conversazione” (come spiego tra poco) e/o inviare 5/6 messaggi a persone con le quali si è parlato nei giorni precedenti e che possono essere interessate.
Su questo punto il messaggio può e molte volte conviene sia sincero, anche se in Italia suona strano.

“Ciao Giovanni ho appena pubblicato un articolo a proposito delle formiche volanti e mi piacerebbe avere un feedback. Se ritieni sia valido ti chiedo la cortesia di aiutarmi condividendolo alla tua rete”

Anteprima o non anteprima (questo è il dilemma)

Come sappiamo condividendo l’url su un social e dunque anche su LinkedIn appare l’anteprima del nostro articolo. Una funzione meravigliosa soprattutto perché l’utente cliccando sull’immagine arriva direttamente all’articolo. Tuttavia l’efficacia ultimamente sembra diminuita.
Alcuni motivi secondo me possono essere:

  • Le persone generalmente amano rimanere sul social ed ormai evitano di cliccare sapendo di essere reindirizzate.
  • L’anteprima presenta una descrizione dell’articolo e se il meta tag è configurato correttamente offre una descrizione sintetica dell’argomento. Questo porta alcune persone a farsi un’idea ed assumere di sapere e/o non essere interessate all’articolo.
  • LinkedIn tende a diminuire la visibilità di post con link e soprattutto con link a siti esterni.

Una soluzione sempre più adottata è quella di aggiungere manualmente un link nel testo della condivisione, soluzione adottata da quasi tutti i grandi media e persino da LinkedIn.

 E se non usassimo l’immagine?

Un’idea sempre diffusa e che ho testato ampiamente è quella di evitare la condivisione dell’anteprima e soprattutto l’uso dell’immagine. Credo che anche LinkedIn ultimamente sia diventato eccessivamente “visuale”. Scorrendo il feed ormai gli utenti sono abituati allo schema

TESTO

IMMAGINE

LINK

Probabilmente ci troviamo in una situazione simile a quella del banner blindness, è probabile cioè che le persone stanno diventando poco ricettive a questo tipo di contenuti.
Ed è probabile che il motivo sia quello che contenuti di questo tipo sono solitamente promozionali o obbligano sempre l’utente ad uscire dalla piattaforma.

Un modello che invece funziona molto bene è quello di condividere aggiornamenti di solo testo. In questi casi lo straordinario è dato dalla mancanza dell’immagine e gli utenti hanno la percezione che si stia parlando non condividendo.

Contenuti di questo tipo su LinkedIn sono utilizzati spesso da Rudy Bandiera con ottimi risultati e negli ultimi mesi anche il guru dei video (Montemagno) è molto più attivo con questo tipo di contenuti, con un altissimo coinvolgimento.

Adesso si tratta di unire la forza di questi contenuti con il nostro articolo.
Il modello è molto semplice: Premessa + link

Ed in questo modo sfruttiamo (e possiamo farlo anche più) un altro aspetto che è quello dei link ridotti di LinkedIn.

Avrete notato insomma che ormai ogni link condiviso viene trasformato in un link ridotto ed incomprensibile, che cioè non offre spunti su cosa si sta leggendo e dove si starà leggendo. E’ un’arma a doppio taglio.

Sinceramente la trovo una prassi pericolosa, qualcuno potrebbe mandarmi persino su un sito porno 🙂

Tuttavia, secondo coscienza ed in buona fede, possiamo sfruttare questo fattore per fare un po’ di sano clickbaiting, specie se all’inizio.

Su quale contenuto cliccheresti?

Qui l’effetto sarà: “si ho capito di cosa parla e non me ne frega niente!”

 Qui invece (sotto): “Come?” 

Altre idee: i miei esperimenti

Ci sono alcune idee che ho sperimentato e penso siano replicabili.

1) Creare una storia intorno all’articolo

Nel post, intendo nel testo dell’aggiornamento che andiamo a scrivere, mi concentro su qualcosa di diverso dell’argomento dell’articolo. Le persone amano le storie ed avere un motivo per fare qualcosa, anche per leggere un contenuto.

Sopra “una storia” creata per parlare nuovamente e condividere il mio articolo su Linkiesta del 20 Maggio. Come vedremo successivamente il post standard ha totalizzato “appena” 3000 visualizzazioni contro oltre 12000 di questo.

2) Usare più forme nello stesso giorno

Condivido l’articolo in modo classico con anteprima
Dopo alcune ore condivido l’articolo senza anteprima, creando una storia come spiegato prima

 3) Inserire più testo nella condivisione dell’articolo

Altra idea che mi sta dando risultati è quella di raccontare abbastanza per acquisire l’attenzione e l’interesse dell’utente.

Il “metodo” standard è quello di riportare nel testo della condivisione una breve intro, la descrizione meta tag o la frase ad effetto dell’articolo. Ad esempio Linkiesta condivide così il mio articolo di ieri

Ecco invece come ho condiviso io l’articolo

L’idea è quella di creare l’interesse necessario e la voglia di approfondire, creare un “gancio” emotivo con l’utente, una sorta di stile soap opera 🙂

Un sistema simile è la tecnica dello  Screenshort

Si è iniziato a parlare di Screenshort intorno al 2015 quando moltissimi utenti hanno iniziato a postare immagini con porzioni di testo per eludere il limite dei 140 caratteri. Un fenomeno che si riscontra in altri social ed anche su LinkedIn potrebbe eludere il massimo dei 600 caratteri per i post ma anche ottenere l’attenzione e l’interesse dell’utente in modo alternativo.

In questo caso il mio consiglio è di usarlo sempre per catturare l’attenzione e farlo arrivare al nostro articolo non per evitare che ci vada incollando tutto il testo.
Possiamo sfruttare l’idea precedente ed usare attenzione nella creazione dell’immagine in modo che si adegui alle linee visuali di LinkedIn.

In questo caso le immagini dovrebbero avere una misura ideale di 560×370 pixel ma quasi sempre dobbiamo rispettare solo le dimensioni orizzontali; verticalmente non inseriremmo abbastanza testo per arrivare al risultato.

Io uso Lightshot, gratuito, che permette di aggiungere elementi visuali in modo molto semplice. Ecco come potrebbe essere uno Screenshort

n.b. sopra si tratta di una simulazione, se fosse pubblicato bisognerebbe cliccare sull’immagine per vedere il contenuto interamente, oltre i 370 pixel verticali. La larghezza invece rispetta i 560 pixel e dunque non crea l’effetto testo “fuori quadro”. Con il tool suggerito ogni qual volta stai ritagliando ti vengono fornite le misure in pixel e dunque viene molto facile; in alternativa si può salvare e poi impostare l’immagine su Canva.

L’alternativa è quella utilizzata ultimamente da Montemagno con i suoi Montips  ( e se si ha voglia di sfogliare i suoi post si può notare un coinvolgimento, soprattutto commenti, molto, molto più alto rispetto ad altre forme, compresi i suoi amati video).

In questo caso (come nel caso degli Screenshort) l’idea è semplice: 

>>> portare i tuoi contenuti alle persone (anziché il contrario)

>>> Fare personal branding e preparare una conversazione ( ne parliamo tra poco)

Barare

Ogni tanto mi piace cercare di “hacherare” l’algoritmo.

Creo una conversazione (un post) ed aggiungo il link solo quando inizia a girare ed ottenere un tot di visualizzazioni (se non parte cade!). Una cosa che ho fatto spesso è quella di condividere un articolo che “non esiste” come in questo caso. La funziona “edit” mi permette di aggiustare tutto dopo pochi minuti.

Ho fatto questo scherzetto ed ho ricevuto 5 messaggi di persone che segnalavano l’errore ed il link mancante. La verità è che le persone sono attratte da tutto ciò che sembra “sbagliato”, sia che lo facciano in buona fede come in questo caso e sia che lo facciano per senso di “giustizia”.

Preparare la conversazione

Non un contenuto al giorno ma una conversazione al giorno. 

Su LinkedIn specie se parliamo di “risultati” di articoli Publishing o dei nostri blog, in generale della visibilità ed interazione, dobbiamo lavorare prima sul coinvolgimento.

Un ottimo modo, sperimentato con risultati, è quello di “lanciare” un contenuto piccolo, un post che possa impegnare le persone e far emergere le persone giuste ed interessate.

Il passo poi è molto semplice:

1) Se nessuno si interessa ad un post > non lo farà di certo ad un articolo

2) Se le persone si interessano > ti stanno dando il permesso di parlare. “taggale” e chiamale in causa quando pubblichi il tuo articolo.

Semplice, banale ma funziona!!!

Ecco un esempio del quale parlo nel video. Il primo post, in alto, è la condivisione di un articolo pubblicato su Linkiesta che ha ottenuto altissimo coinvolgimento. Due giorni prima però avevo “preparato una conversazione” con una semplice frase sullo stesso tema.

Pubblicato l’articolo ho dunque aggiornato il post precedente aggiungendo il link e commentato riportando il link. Nel post nuovo invece ho taggato una decina di persone (tra oltre 60) che mi avevano dato “il segnale” di essere interessate ad approfondire.

Ci sono ancora tante considerazioni, altre cose che penso e sperimento ma per adesso credo possa bastare.

AGGIORNAMENTO: L’articolo che hai letto è stato condiviso su LinkedIn con la “tecnica del link nel primo commento”. Risultati?

E questi i dati del traffico (quasi 100% da LinkedIn) nelle prime 24 ore

A presto, Davide

Show Comments

No Responses Yet

Leave a Reply