Confronto e controllo al tempo dei social (#senzafiltro)

By Davide Cardile / novembre 2, 2017

Solo sino a 10 anni fa era tutto molto più facile, bastava inventare una scusa. Un “mi spiace sono fuori” vago, molto vago.

Oppure una splendida bugia di quelle che si usano quando ti dicono “E allora cosa fai?” (che significa come va la tua vita?). Inventarsi soddisfazioni ed impegni di sana pianta e darsi per impegnato, terribilmente, felicemente impegnato.
Potevi farlo anche se rientri tra quelli che le bugie non le sanno dire, tra quelli che arrossiscono dicendo ai bambini che Babbo Natale esiste davvero.
E così bastava una scusa per evitare di andare a quelle rimpatriate della V B o del terzo liceo. Perché tanto si sa come va a finire…
Sono fatte, più o meno consapevolmente (ma questo è il risultato) per confrontarsi, per confrontare le vite e sentirsi sfigato. O magari, capita di rado, uscirne rafforzato, vedere tutti grassi, calvi e mammoni e dirsi “non sono messo così male”.
Sino a 10 o 15 anni bastava una scusa, oggi no. Ogni giorno è una rimpatriata di classe, è un confronto. Anzi, del confronto perpetuo. Lo star system, i social, il fatto che pare tutto possibile, il successo sbattuto in faccia a colazione…

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