Questo lamentoso pessimismo è qualcosa che non si può sopportare

(Tratto da “Pixel in crisi” – capitolo 8 Ottimismo razionale e ottimismo concreto)

“Batti le mani e schiocca le dita cosa?”

Proprio mentre stavo per iniziare la scrittura di questo libro, mentre raccoglievo fatti ed informazioni ottimistiche, mi sono scontrato con un altro tipo di realtà. La realtà delle persone comuni. E per persone comuni intendo tutti noi, tutti noi nel nostro quotidiano, alla lotta con cose molto concrete come il pagare le bollette, cercare un lavoro, cercare un cliente, farsi pagare da un cliente, cose di questo genere insomma.

Lo scontro è avvenuto tramite un meme che trovo geniale. Nell’immagine, della quale parlo, vi era un Capitan Uncino visibilmente arrabbiato con il suo uncino bene in evidenza. La frase appoggiata sopra era: “Batti le mani e schiocca le dita cosa?”

* il fatto che tale immagine sia saltata fuori in concomitanza e risposta ad un tormentone del Grande Fratello non è rilevante.

Un meme racconta spesso molto più di mille statistiche. È il senso comune ed anche l’arte, se così si può definire, di cavalcare l’onda del senso comune, che spesso è populista e poco razionale. Ma questo mondo, guai a pensare il contrario, non è e non sarà mai perfettamente razionale, proprio come ha detto per un vita un maestro come Dale Carnegie.

Quel meme ci racconta alla perfezione. Racconta di come l’ironia, molto più della rabbia, sia l’anticamera della rassegnazione. Racconta di come di fronte alle avversità, più che riconoscere le colpe e rimboccarci le maniche, ci comportiamo. Racconta di come di fronte a qualcosa che ci viene detto possibile chiediamo la prova più che provare. Ed il grande problema, la cifra di come siamo fatti, è che la prova non consiste in qualcuno che ci spieghi che sia fattibile ma, più “concretamente”, nella risoluzione immediata dei nostri sogni e problemi.

Parlando di lavoro ad esempio, è emblematica la mia esperienza su Linkiesta nella rubrica “Lost in LinkedIn” dove ogni settimana racconto di come LinkedIn sia potente e di come sfruttarlo per creare opportunità. La cosa più frequente che mi è successa durante l’anno, al netto di tante persone volenterose, è ricevere commenti e messaggi privati che dicono più o meno così “Visto che è così…visto che sei bravo…trovamelo tu il lavoro!”

La verità è che Capitan Uncino è un tizio rancoroso, uno di quei tizi che siccome la sua vita non sta andando nel verso giusto si compiace, o si sente sollevato, che anche altri la pensino così. Uno che cerca un alibi non vedendo la soluzione e non ammettendo di non essersi impegnato nel cercarla. L’altra cosa di Capitan Uncino è che rientra nella maggior parte delle persone che ragionano “localmente ottimisti e pessimisticamente globali”. Sovrastimiamo insomma le nostra capacità (in una classe, rispetto ai colleghi, le capacità dei nostri figli), sottostimiamo le possibilità che il mondo offre. In altre parole “è colpa loro!”

Quando Capitan Uncino è comparso sul mio monitor mi sono chiesto come rispondere a lui ed a tanti altri, come poter scrivere che viviamo il miglior momento della storia. E soprattutto: “Cosa interessa alle persone che la violenza è in calo, che l’Africa sta lentamente vedendo la luce, che il virus del verme della Nuova Guinea è stato debellato? Cosa può fregargliene a Capitan Uncino, a chiunque sta leggendo questo libro e non sa come pagare le bollette?”

La risposta è una semplice ma potente parola: potenzialità.

Nel 1861 William Russell, uno fra più importanti investitori della Pony Express, decise di sfruttare l’elezione presidenziale dell’anno precedente a scopi promozionali. Il suo obiettivo era quello di trasmettere il più velocemente possibile il discorso inaugurale di Abramo Lincoln dall’estremità orientale della linea telegrafica, situata a Fort Kearny, in Nebraska, a quella occidentale, a Fort Churchill, in Nevada. Per fare ciò, spese una piccola fortuna, assoldò centinaia di uomini in più e piazzò una nuova muta di cavalli ogni 15 chilometri. In questo modo, la California poté leggere le parole di Lincoln in tempi record, diciassette giorni e sette ore dopo che le ebbe pronunciate.”

Tutto ciò nel 2018 fa ridere ed è questo che vorrei riuscire a fare, far comprendere anche a Capitan Uncino che viviamo in un mondo dove le possibilità sono davvero a portata di mano, dove ci sono anche per coloro che ne hanno una, che hanno un uncino al posto dell’altra, che insomma hanno degli svantaggi dati da storia, paese, ambiente, classe sociale.

L’altra buona notizia è che le classi non esistono più. Mi è sembrato onesto inserire nel capitolo precedente la situazione di noi giovani, il fatto che in media guadagniamo meno dei nostri padri. E tutti sappiamo che solo pochissimi riusciranno a fare un mutuo come fecero loro, e la pensione è un traguardo quasi utopico. Tuttavia a nostro vantaggio, a vantaggio di chiunque viva questo periodo della storia, da qui in avanti il destino non sarà mai scritto.

Un abitante degli anni ’70 o ’80 o ’90, per certi versi ha avuto una vita più facile (non ne sono del tutto sicuro), e probabilmente rispetto ad un suo coetaneo di questi giorni non ha vissuto le difficoltà per comprare un’utilitaria o pagarci l’assicurazione. Tuttavia coloro che non erano destinati a guidare una Ferrari, (perché si sa come è fatto il mondo, perché chi nasce tondo non può morire quadrato, per una questione di razza, sociale o per l’ambiente nel quale viveva) probabilmente non l’hanno mai guidata neanche una volta.

Oggi è esattamente il contrario. Prendi il più sfigato tra gli individui, prendi quello meno facilitato dalla vita. Prendi quel tizio, prendi l’outsider, può farcela. La maggior parte dei miliardari di oggi non hanno ereditato una fortuna ma l’hanno creata.

E non è solo questione di soldi o di numeri a tanti zeri. È questione di sogni qualunque cosa tu hai nel tuo cassetto.
Per quel che serve lo dice questo stesso libro che hai tra le mani. Ho sempre pensato di volerne scrivere uno sin da quando avevo 5 anni. Me ne stavo lì con la macchina da scrivere pigiando quei fantastici bottoni. Al liceo ho continuato, avevo ancora il sogno. All’università ho smesso di crederci.
C’erano alcune cose con le quali non avevo fatto i conti, barriere all’ingresso alte come la Grande Muraglia. C’era che avrei dovuto pagare un’agenzia per pubblicare un libro e che avrei dovuto comprare una quantità di copie da impoverire me e la mia famiglia. C’era anche, detto sinceramente, che per quante buone intenzioni avessi ed una certa dimestichezza con lo scrivere, non avrei saputo bene di cosa parlare. Potevo raccontare la mia storia, inventarne una, certo lo avrei potuto fare ma a chi sarebbe interessata.

Guarda il libro che hai tra le mani, sia che ne senti il profumo di carta sia che stai leggendo su un dispositivo. Non è un libro. Sono le potenzialità espresse. È la promessa mantenuta.
In questo libro ci sono idee che provengono da tutto il mondo, insegnamenti dei più grandi pensatori del momento, di imprenditori visionari come Bill Gates, di docenti di Harvard o della Carolina. E questo senza che io sia mai stato lì e nonostante non sia stato capace, o motivato, dal finire neanche una triennale in Scienze Politiche nella mia città.

Promessa mantenuta

Vicino alla mia scrivania tengo una copia, stampata alla buona, di “Content is King”. Lì secondo me c’è la promessa più grande e bella di sempre. Bill Gates nel lontano 1996 prevedeva che tutti con un pc ed una connessione saremmo potuti diventare editori. Ma quelle parole in realtà erano ancora più belle, Bill prevedeva che chiunque di questi tempi sarebbe stato libero. Non c’è niente di così importante, parlando di libertà, della capacità e possibilità di comunicare, di acquisire informazioni, di confrontarsi.

Se stai leggendo questo libro è perché quel cattivone di Amazon permette a chiunque, in meno di 24 ore, di condividere con il mondo le proprie idee. Offre un servizio di print on demand, come quello da me utilizzato, per il quale non devi anticipare un centesimo e puoi comunque avere il tuo libro che sa di carta, e le persone possono riceverlo nel giro di poche ore.

Ma soprattutto, se stai leggendo questo libro e dunque lo hai comprato, è perché un tizio (io) normalissimo non destinato a nulla di importante, negli ultimi due anni ha parlato, sul blog, sui social, su giornali on line, con oltre 3 milioni di persone!

La cosa “più fantastica” del libro che stai leggendo è che contiene idee che provengono dal mondo delle “affinità” e non da quello della prossimità. Che ci ho messo dentro ciò che negli anni ho voluto imparare, approfondire e non ciò che mi è stato proposto in qualche programma didattico.

Di fantastico c’è che la copertina così come l’impaginazione è stata studiata e realizzata da un “grafico” che vive a più di mille chilometri di distanza e con il quale mi sento perfettamente in sintonia e confidenza. Che c’è un capitolo (Ovunque e Quando Vuoi) scritto da un altro tizio che vive la sua vita tra Milano, l’Isola del Giglio e Costa Rica.

Di fantastico c’è che probabilmente se fossi nato appena vent’anni prima (sono del 1984) niente sarebbe successo.
Di fantastico c’è che la promessa è stata mantenuta. Siamo liberi. Possiamo.

E la promessa della tecnologia, ciò che sta succedendo ancora oggi, non è la tecnologia in quanto tale ma solo avvicinare le persone, o offrigli un modo per fare le cose (non dico migliore ma un modo che prima non c’era!), o più tempo.

Questo è ciò che intendo per ottimismo concreto. Questo è ciò che risponderei a Capitan Uncino se me lo trovassi davanti. Questo è ciò che ci vuole. Perché “Questo lamentoso pessimismo è qualcosa di incredibile” come dice Ridley, e non si può più sopportare.

Batti le mani e schiocca le dita!

Nota: la data ufficiale del libro è il 22 Gennaio. Se hai acquistato il libro in prenotazione dovresti riceverlo qualche giorno prima.

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