LinkedIn 2018: cosa aspettarsi e cosa fare

LinkedIn dopo aver messo on line i curriculum di oltre mezzo miliardo di persone, ha iniziato ad essere qualcosa di più e di diverso. Ha seguito il cambiamento che viviamo ogni giorno. Difficoltà, speranze, obiettivi, progetti, chiamiamoli anche ideali e, perché no, Sogni.

Quando LinkedIn si presentò al mondo, era il 2002, era molto diverso da ciò che conosciamo. Persino l’idea del fondatore Reid Hoffman, che immaginava una rete chiusa, è stata seguita solo in parte o forse per niente.

Cosa è oggi LinkedIn? Il punto di incontro nel mondo del lavoro.
Attenzione però, non incontro tra domanda e offerta, e neanche tra impresa e lavoratore, o imprese e imprese.
È semplicemente (ma quanto è potente!) l’incontro tra persone, tra idee, tra intuizioni e, anche questo fa parte del gioco, tra frustrazioni.
Uno scambio continuo che partendo dal lavoro (inteso in modo molto più ampio del passato) riconduce ad una sola parola: vita.
E qui probabilmente bisogna abbattere l’ultimo tabù: LinkedIn non è Facebook, va bene, ma è a tutti gli effetti un social. Il primo passo per comprendere, muoversi e viverci felici deve essere necessariamente questo.

Oltre il Personal Branding

A inizio anno su questo blog ho scritto un pezzo che parlava di LinkedIn e personal branding. Vale ancora ma probabilmente bisogna riconsiderare il concetto.
Andare oltre il concetto di cosa facciamo, di chi siamo (lavorativamente parlando) e di cosa possiamo fare per chi incrocia il nostro profilo.
Siamo davvero nella condizione teorizzata da Hoffman in “Teniamoci in contatto” nella quale ognuno deve iniziare a ragionare da impresa, e addirittura da startup.
Ed in quella portata avanti da anni da Simon Sinek: lo“start with why” con il quale rendersi riconoscibili, entusiasmanti, “seguibili”.

Volendo essere un pizzico concreto mi viene in mente di poterlo fare già dall’headline, che diventa un po’ la cartina tornasole della nostra presenza sul social.
Qualche anno fa era in voga l’accumulo delle parole chiave per farsi trovare.
Negli ultimi anni (ed oggi) è stata la volta della sindrome da Mr Wolf…” risolvo problemi…aiuto Tizio in…”, per farsi comprare.
Oggi invece dobbiamo pensare in ottica “farci scegliere”, presentare un valore condivisibile, mettere in evidenza le affinità.
Insomma c’è da dire non tanto chi sei, cosa fai ma in Cosa Credi e Perché.

5 grandi cambiamenti ai quali fare attenzione

L’idea appare corretta alla luce degli ultimi grandi cambiamenti della piattaforma. Cinque su tutti:

1) Video
Da mesi LinkedIn ha esteso a quasi tutti gli utenti, anche in Italia (a me no!), la possibilità di creare video nativi, ovvero caricati direttamente sulla piattaforma. Ciò oltre che conseguenze tecniche (algoritmo, permanenza sulla piattaforma, ecc.) presume un uso molto più spontaneo e meno commerciale. Smarthone in mano, cuore aperto…dici cosa pensi.

2) Messaggistica
In un anno siamo passati da “Oggetto del messaggio” ad un sistema di messaggistica social degno di questo nome. Molto più intuitivo, veloce ed informale. Anche la spunta stile whatsApp rende tutto estremamente più efficace e molto più simile ad una conversazione che ad una corrispondenza.

3) Connessione
Il grande cruccio di LinkedIn, specie in Italia, è stato sempre lo scarso utilizzo (attivo) della piattaforma. Un tempo ci si loggava una volta al mese o solo quando si aveva bisogno della “rete”. Oggi? Succede ancora ma vi è una crescente partecipazione. Va in questa direzione il pallino verde (pieno o semipieno) che indica se un utente è collegato o lo è stato negli ultimi 30 minuti.
Ciò non solo ci fornisce un indizio utile ma aumenta la possibilità di interazione. Chi vuole parlare con qualcuno che non c’è?

4) Apertura
Quasi in sordina è passata un’altra grande novità, che riguarda l’indicizzazione “totale” di tutto ciò che avviene nella piattaforma.
Qualsiasi post è adesso visibile anche a coloro che non sono loggati o iscritti, si può condividere un post su facebook o twitter. È una grande responsabilità ma soprattutto una grande opportunità.

5) “Multicanalità”
Nell’ultimo anno ci siamo invece persi Pulse (ormai Publishing), complice l’algoritmo che ne regola la portata ma non solo.
Uno dei problemi di Pulse, chiamiamolo ancora così, è che offre oggettivamente troppo poco. Nell’era dei Data non è così allettante non poter conoscere chi ha realmente interagito e come con le tue idee.
Ci sono servizi anche gratuiti che ti mostrano come si muovono gli utenti durante il tempo di permanenza sul tuo sito, cosa cliccano, chi sono, da dove vengono. Perché rinunciare a queste opportunità?

E poi c’è ancora il fatto che LinkedIn è ormai più punto d’incontro e di partenza. Non più insomma una rete chiusa, un giardinetto chiuso dove giocare con chi ha portato la palla. Semmai è il posto ideale per reclutare giocatori.
E poi giocare (cioè confrontarsi) dove meglio si crede.
Sul tuo sito, su facebook, su twitter, su qualche strana piattaforma, su skype guardandosi in faccia. O perché non davanti ad una tazza di caffè?

Ecco l’ultima grande tendenza di LinkedIn: sfruttare la tecnologia per entrare in contatto.
Intendo davvero. Da persona a persona.

Ci vediamo nel 2018, Davide

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