L’ispirazione è sopravvalutata. Ecco come scrivere anche quando pensi di non avere nulla da raccontare

By Davide Cardile

Ott 11

Si dice fatto trenta facciamo trentuno. Oggi sono a 32.

32 giorni consecutivi di scrittura su questo blog, ai quali si aggiungono (ma non si vedono) più di 2000 parole al giorno non condivise (cioè altri due pezzi lunghi) e circa 40000 parole scritte per I miei clienti.

Se è vero che ho tanti problemi (chi non li ha?), di sicuro non sono uno che si lascia intimidire dal foglio bianco.

Come ci sono riuscito? Due semplici cose.

Determinazione
Ho deciso che dovevo farlo e l’ho fatto per abbastanza tempo da venire più facile, da divertirmi e continuare. Un po’ come quando si dice che per smettere di fumare il difficile è il primo o il secondo giorno, o la prima settimana.
Ecco io ancora fumo, ma per scrivere e raccontarsi ti assicuro che è davvero così.

Un metodo abbastanza caotico
Il problema è seguire uno schema rigido, dover sempre battere una strada. Diversamente se ti dai solo alcuni riferimenti diventa tutto più facile.

Io uso fare una mappa mentale molto semplice ed essenziale. Butto qualche parola, anzi ogni tanto metto solo una o due parole.

In questo caso la mia parola è storia > e da qui vengono cose come storie quotidiane, storie al tempo dei social, raccontarsi, ascoltare storie.

Tutto ciò che gira intorno a queste parole va bene. Se succede qualcosa nel mondo (e succede sempre qualcosa nel mondo) che mi colpisce, la contestualizzo all’interno della mia mappa.

Ad esempio Banca Intesa mi ha fatto pensare al coraggio, la paura, ed I brutti trucchi per raccontarsi. Ed alla figura barberina che facciamo quando pensiamo di renderci meno ridicoli non mostrando I nostri limiti.

L’ispirazione invece è sopravvalutata

Non credo invece a quelli che aspettano l’ispirazione per ore ed ore. E neanche a quelli che non si raccontano perché dicono di non riuscirla a trovare.

Ispirazione? Ma di che stiamo parlando?

Se sei un essere umano sei bombardato da storie ed ogni giorno, ogni secondo, crei storie. Cosa serve di più?

In altre parole: bisogna guardarsi intorno, ascoltare, fare cose per scrivere qualcosa di interessante.

Scrivere bene è bello ma non è garanzia di successo. (Lo dice uno che usa il congiuntivo solo in casi estremi!)

Insomma, penso che tutti, ed ogni giorno, facciamo e vediamo qualcosa che vale la pena ricordare, come diceva Elvis. Il problema poi è solo ricordarsene.

Più che in cerca di ispirazione abbiamo solo bisogno di starcene un po’ da soli, chiudere la porta come dice il RE, ed aprirla solo quando la nostra storia è pronta per farsi ascoltare. Possono volerci ore ma anche una trentina di minuti sono spesso sufficienti.

Come?

Odio fare il saputello e scrivere queste cose tutoriali ma visto che me lo chiedono ogni giorno, oggi mi tocca.

(In realtà non è vero che me lo chiedono ogni giorno, ma a proposito di ispirazione: ogni tanto è sufficiente una scusa per iniziare a parlarne)

Dicevamo: come scrivere quando pensi di non avere nulla da raccontare.

1) Continua la storia

Consiglio monotono, inflazionato ed efficace: leggi, ascolta. La maggior parte di storie che ci vengono raccontate potrebbero benissimo essere le nostre.

Il tizio che racconta come si è trovato di fronte ad una scelta dolorosa? Quel tizio possiamo essere anche noi. La differenza, a meno che non si voglia vendere romanzi o scrivere fiction, non è la trama ma le emozioni e la storia del personaggio, cioè tu.

Vista così, basta pensare a storie che ci hanno entusiasmato ed iniziare a raccontare la nostra versione.

Oppure, per essere più creativi, si possono fare piccoli giochi di stile.

Ad esempio:

“C’è un che tizio che corre come un folle. Cerca di coordinarsi nonostante una valigia e le scarpe di suola. Sta cercando di prendere un treno che è pronto a partire.

La sua è una corsa contro il tempo, contro il treno, per il treno. O forse sta correndo contro qualcos’altro.

Avviene tutto in pochi secondi. Alla fine arriva. Ce la fa. Il treno parte. E lui sul treno. E poi cosa succede?”

Rispondere alla domanda è una storia. Dire chi è quel personaggio è una storia. Contestualizzare ed essere tu quel tizio…è la tua storia.

E qui, non vorrei dirlo, ma ci puoi mettere anche tutto il business, la storia della tua azienda, dei tuoi servizi, che vuoi. Le storie sono storie.

Oppure, per I più pigri, c’è un metodo altrettanto efficace. Lavorare per immagini. (Nota: non l’ho scoperto io e non è la scoperta dell’acqua calda)

2) Partire da un’immagine

Basta Google immagini ed una parola chiave; o meglio utilizzare un sito di immagini gratuite (io suo pexels, unsplash o pixabay) se poi pensi di usare quell’immagine.

La parola chiave è ancora quella che hai scelto prima. Nel mio caso ad esempio è ancora storia/e, ecc.

Ecco cosa mi spunta fuori. Ed ecco cosa mi attrae in particolare.

C’è il mare proprio come la mia finestra e c’è in fondo anche ciò che sto scrivendo in questa pagina: guardare dentro per guardare fuori e viceversa. Prendersi il tempo di farlo. Non perdersi il bello di guardarsi intorno ed essere coraggiosi e generosi, poi, per condividerlo con gli altri.

Potrei scriverci un pezzo solo su questo.

Oppure potrei chiedermi da quanto non mi regalo un momento tutto così. O se gli altri si stanno perdendo tutto questo?
O se volessi farlo (ma non mi piace farlo) potrei partire da qui per parlare di priorità, fare un giro largo largo ed arrivare al fatto che la maggior parte delle persone non ha il tempo per scrivere e/o sarebbe più giusto si impegnasse in altro e di più redditizio. E qui ci metterei una bella cta con chiama me e goditi il mare 🙂

Esempio diverso? Facciamo il caso che io di lavoro sia un venditore di casseforti.
La mia parola chiave sarebbe sicurezza. Ma anche importante, cose importanti.

Potrei imbattermi allora in un’immagine di questo tipo che rapisce gli occhi e fa pensare. A me viene in mente la mia bimba che spesso si combina davvero così con I colori.

Potrei pensare che in fondo viviamo per attimi di questo tipo, che tutto il resto conta poco, o niente.

Solo che tutti I risparmi che abbiamo, I soldi che cerchiamo di fare, servono per godersi questi momenti.

E se un tizio un giorno mi ruba tutto? Non sta in fondo rubando anche il piacere di questi momenti?

Poche regole, spazio al caos.

Oppure, sempre continuando con le immagini, elimina le parole chiave e guarda.

Mi ha colpito anche quest’immagine.

Mi ricorda Bambi, mi ricorda cose tristi, mi ricorda ancore me ed I miei bambini, o me e la mia famiglia. Gli affetti, ed ancora una volta I momenti importanti.

Anche qui potrei parlarne per ore.

Ma potresti farlo benissimo anche tu se sei un fotografo che rende immortali certi momenti, o organizzi feste o matrimoni memorabili, o aiuti il dialogo tra genitori e figli. O altre mille cose.

La morale? Non c’è bisogno di inventare storie ma ritrovarsi nelle storie.

Se ti prendi il tempo per pensarci ti ritrovi ed è facile raccontare una storia. Ogni tanto è mia, ogni tanto è tua…ma che importa?

Quando ci mettiamo dentro, in gioco, è semplicemente nostra.
E poi è ancora mia, tua, e di tutti gli altri.

Sono solo storie.

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