Non conosciamo le risposte ma quasi sempre il problema è la domanda

By Davide Cardile

Set 12

 

Ho 30 minuti per farcela. Già sono in ritardo ma non arrivare entro le 11 significherebbe la fine, cioè sarebbe meglio lasciar perdere.
Sono davanti al pc con questo foglio bianco, sono le 10:40 ed ancora non so cosa diavolo stia scrivendo. Oggi è una giornata di quelle storte, questo sì, lo so.
Stamattina mi sono svegliato alle 8:20, due ore dopo del solito, ritardo è la cifra di questa giornata. Continuo a pensarci e ci ricasco, adesso sono le 10: 47 e so che non arriverò mai.

BASTA

Basta è ciò che ho detto dalla prima parola di questa pagina, smettere di preoccuparmi delle preoccupazioni, accettare di non avere le risposte, semplicemente FARE.
E’ vero, viviamo nell’era delle grandi Strategie ma la verità è che una strategia non sempre è possibile, non sempre è così chiara ed organizzata. Ciò che fa la differenza, la maggior parte delle volte è semplicemente fare.

Alla fine ha ragione lui, Yoda: fare o non fare, non c’è provare.

Il problema del provare non sta nel tentativo, nel tentare qualcosa, ma in ciò che quasi sempre ci mettiamo dopo.
Provare a risolvere, provare a rimediare, provare a trovare qualcosa che funzioni. Provare insomma di raggiungere l’obiettivo prima di iniziare il percorso.
Trovare le risposte prima di partire ma la verità è che le risposte non le abbiamo quasi mai e certe cose le capiamo solo per strada.

Pensare è sopravvalutato

Sino al 2015 sono stato il simbolo del “Pensatore perfetto”, una statua moderna del capolavoro di Rodin.

Ogni giorno mi sono preparato per il domani, ed il domani non significava necessariamente 24 ore dopo. Ho preparato slide, template, anticipato obiezioni nelle quali avrei potuto imbattermi.
Ho studiato 100 modi diversi di vendere il servizio X al cliente.
Ho letto tutto ciò che ci poteva essere di intelligente sul promuoversi on line e relazionarsi con le persone.

Però pensandoci, stando a pensare intendo, ho sottovalutato la cosa importante, il fare. A distanza di anni penso si tratti di questo:

  • la paura delle critiche. Ma per una volta non è davvero la cosa più importante.
  • Cercare le risposte prima di avere una domanda. Questo invece è mille volte più importante.
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A proposito del cercare sempre le risposte, di prepararsi e del pensare, c’è proprio questo: non esiste la risposta perfetta a meno che tu non abbia sentito bene la domanda.
Funziona un po’ come a scuola, all’università, in un colloquio. Puoi anche preparare la risposta ma devi avere culo che il tuo interlocutore si riferisca proprio a quello.
La domanda non è solo in un incontro ma anche nel lavoro di ogni giorno, nella vita di ogni giorno.  Se vogliamo, “la domanda” potrebbe chiamarsi anche sfida.

Di cosa hanno bisogno i tuoi clienti oggi? Come superi un momento nero causato da X e Y? Come rispondi a tuo figlio che ti chiede un cane quando non sei sicuro di tenerti una casa?

Occhio a Sinek

Tra i “pensatori” moderni il più in voga è Simon Sinek ed il suo “start with why”. Anche a me piace, anche io provo a ragionare in quella direzione.
Ma c’è il solito problema: si rischia di fermarsi al primo livello, come fossimo davanti ad una console a pensare come vincere senza nemmeno pigiare start.
E’ lo stesso rischio che si ha nell’idolatrare certi imprenditori, certe aziende che sembrano sapere tutto e fare tutto bene. Quasi sempre dietro non c’è tutta questa strategia, questo pensiero, ma c’è il fare.

Sintetizzando potremmo dire così: bisogna essere bravi nel rispondere ma avere il coraggio di fare, vivere e trovare la domanda.
E le domande che ci fanno (il cliente, la vita, il lavoro) non sono quasi mai uguali. Per cui, alla fine, non è così saggio copiare le risposte o stare a cercarle per un’eternità.

Fare o non fare.
Sono le 10:52, anche oggi sono riuscito a scrivere qualcosa su questo blog. Non ho tutte le risposte ma ascolterò la Domanda.


p.s. Per comprendere > da qualche giorno e sino al 2018, ho deciso di pubblicare ogni giorno un post qui sul blog. Il motivo è qui.


 

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