Non permettere agli altri di dirti che è il momento di cambiare (o di reinventarti)

Reinventarsi è unire i puntini, non tracciare nuove traiettorie tanto per farlo. Dire “Reinventati” a qualcuno è quasi dire che la sua storia non è servita a niente. Siamo quasi tutti brutti anatroccoli e possiamo, dobbiamo, se vogliamo, diventare cigni. Ma non perché sia la cosa giusta da fare. O monetizzabile o spendibile. Perché se lo siamo non potremmo fare diversamente. Fedeli a noi stessi come la notte con il giorno. Il tempo è questo. C’è da fare questo. Ma tocca a noi decidere. Non agli altri.

C’è un tizio seduto con se stesso. Ha una pistola alla testa ma non ha il coraggio di farlo. Ci prova, ci riprova. Niente. Poi sembra sia la volta buona ma arriva qualcuno.

L’avrebbe fatto? Sarebbe stata la volta buona? Non è questo il punto.
Il tizio che pare lo abbia salvato, o il contrario, si avvicina a lui. Per prima cosa cerca di farsi dare la pistola; non bisogna essere nelle forze speciali per capire che è la prima cosa da fare.
Poi inizia a parlare, fare domande, ascoltare.
“Perché?” 
“Perché la mia vita fa schifo.” 
“Perché?” 
“Non va bene niente, non ho niente. E piange.” 
“Congratulazioni.”
Il tizio che stava per farla finita lo guarda perplesso, più che perplesso.
“Congratulazioni? E per cosa?”
“Hai toccato il fondo. Adesso puoi finalmente risalire.” 

Reinventarsi in tempo di crisi

Ho appena raccontato una scena di Under the Dome, una serie che sto guardando in questi giorni (tratta dal romanzo di Stephen King …le cose che piacciono a me).
Mi ha fatto pensare perché siamo continuamente circondati da questo genere di cose.  Non di pistole alla tempia per carità. Di toccare il fondo e di volerlo fare. E grazie al cielo anche di risalite.
Ma soprattutto leggo tutto questo ad un’altra parola bellissima, potente ed attuale: reinventarsi.

Siamo nel miglior periodo della storia per farlo in santa pace, con buoni risultati. Solo bisogna ancora comprendere un particolare: dobbiamo o vogliamo?

Il primo punto, il “dobbiamo”, è la scena del tizio con la pistola alle tempie, quello che ha toccato il punto più oscuro, ha raschiato il barile e o muore o rinasce.
È il caso più diffuso ed in parte non è una bella cosa.
Si, può andare bene per la lezioncina motivazionale, fa sempre effetto il ruolo da underdog, da Cinderella Man, dal perdente che va al tappeto, sta perdendo i sensi e poi invece si alza e combatte.
Ha il suo fascino ma ha anche un lato triste e cupo.

Ogni qual volta siamo “quel tizio”…
In un certo senso ce la siamo quasi sempre cercata. Una tendenza verso il basso, alla ricerca della prova che facciamo schifo più che fare qualcosa di concreto.
Un “fare le stesse cose” per vedere quanto in basso possiamo andare ed avere la possibilità di dire “Fa schifo”. “La vita fa schifo. Gli altri fanno schifo. Io faccio schifo”.

Ma soprattutto, ed è questo il punto, la risalita, almeno inizialmente, è qualcosa di negativo.
Reinventarsi sa tanto di “ultima chance”, di “o la va o la spacca”, “cosa posso perdere?”.

Ci sono un sacco di persone con le quali parlo e che vivono come il tizio con la pistola alle tempie.
Persone che ad un certo punto, raschiato il barile, accettano di reinventarsi.
E reinventarsi, parola potente e seducente, cambia a seconda delle intenzioni.
Se in un momento della tua vita, reinventarti significa fare qualsiasi cosa per non morire (parlo metaforicamente), allora non ha quasi mai la stessa efficacia.

Ci sono persone che mi raccontano di essersi reinventate come animatori, come coach, come special qualcosa, come consulenti digitali. Persone però che leggono “reinventarsi” come essere qualcosa di nuovo, imprevisto nella loro storia, e che non gli appartiene.
Ciò che dicono e fanno, insomma, è “provarne una nuova”.
Un altro elemento negativo di questo modo di reinventarsi è che alcune volte si tratta di “oltraggio alla tua persona”.

Come crede Rafael Alcalde, fondatore di JaraTech Social Technologies:dire a qualcuno di reinventarsi (o farlo così per farlo) implica in qualche modo suggerire che la loro intera vita professionale (e non solo) non è valsa nulla.”

Altro aspetto da non sottovalutare (anche questo, spero, avrà senso, tra qualche riga) è che reinventarsi in qualcosa, e qualcosa a caso e che non ti appartiene, non funziona quasi mai.

Ancora sul tizio con la pistola alle tempie

Tornando indietro, guardando cosa succede oggi. La pistola può essere (ma soprattutto sembrare) questa benedetta crisi.
Ha fatto scalpore in questi giorni la grande corsa al posto da bidello; moltissimi candidati, circa il 10%, sono laureati e gli altri, una grandissima parte, sono magari artigiani, consulenti che non riescono a sfondare, o artisti.

Ecco, molte persone pensano di dover cambiare, che abbiano fallito solo perché ancora non sia uscito il sole. Molti tengono troppo in considerazione l’aspetto economico. Ma i soldi, il successo, sono un buon indicatore ma un cattivo maestro.
Reinventarsi, inteso come cambiare per forza, fare per forza qualcosa di nuovo, rinnegare se stessi è sbagliato. È triste.

Ripensiamoci: stiamo rinnegando noi stessi.

La notte non lo farebbe mai con il giorno! E c’è lo stesso legame tra “chi siamo” e “chi siamo”.

Reinventarsi non è “niente di nuovo”

La verità è che reinventarsi è un termine che può portare fuori strada. La verità è che non bisogna inventare niente di nuovo.
Si tratta più di aprire gli occhi, ricordarsi di quando eri bambino, di quando ancora lottavi per conquistare ciò al quale tenevi e per ciò che eri o volevi diventare.

“Reinventarsi non significa diventare diversi da ciò che siamo, ma far emergere ciò che veramente siamo.” Mario Alonso Puig

Quando le cose vanno male, in questo periodo di crisi (ma la crisi è anche l’opportunità!), siamo insomma tutti, almeno una volta, il brutto anatroccolo di turno.

La sfida è avere il coraggio di guardarsi dentro, ricordarci di noi, raccontarsi talmente bene da farlo in modo autentico.
Essere il cigno non perché ad un certo punto abbiamo pensato fosse una buona cosa (o occupabile, monetizzabile, redditizio!).
Essere il cigno perché siamo sempre stati il cigno e non potremmo fare diversamente.

Reinventarsi è unire i puntini, non tracciare nuove traiettorie tanto per farlo.

Reinventarsi è fermarsi più che correre.
Darsi il tempo di capire, non fare un dramma se ancora non è uscito il sole. Uscirà, succede sempre.

Reinventarsi è essere Grandi.
Grandi abbastanza da non permettere a nessuno di farci dire “Cambia!” o “Reinventati”.
Grandi abbastanza per guardare fuori, guardare dentro e poi dire al mondo “Mi sono ricordato…ecco chi sono!”

Non inventare nulla di nuovo. Sii come sei.

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