Non può essere mia figlia…

By Davide Cardile

Nov 23

Mi viene in mente “Non è Francesca” e mi viene in mente…beh tutta una seria di volte, eventi, diretti ed indiretti, nei quali abbiamo pensato che non potesse capitare a noi.

Noi. E gli altri.

Noi quelli bravi. E gli altri invece no.

Noi che sappiamo fare scelte migliori. E gli altri no.

Purtroppo ho imparato, e penso lo abbiamo imparato tutti (solo che non ce lo ricordiamo) che a turno è sempre Francesca. O nostro figlio, nostro padre, noi.

In tante situazioni. Anche in quelle spiacevoli e che non possiamo neanche provare ad immaginare.

In cose tristi. Ed in cose che in fondo, si diciamolo, ci appaiono vergognose.

Una di queste è “la droga”, “la dipendenza”.

Io di dipendenza, di droghe, non ho un’esperienza diretta però ho avuto modo di ascoltare da vicino cosa significhi.

A luglio sono stato a San Patrignano e visto con i miei occhi come ragazzi, ragazze, donne e uomini possano finire all’inferno. E risalire.

“Una storia raccontata da Cristiano, da Laura, da Antonio e da chissà quanti che non siamo riusciti a sentire.

Ti guardavano in faccia e vomitavano fuori il loro fallimento, senza vergogna. Il successo raggiunto, il cambiamento ed il percorso di cambiamento, stava a te invece intuirlo.

C’è una scena bellissima che mi porterò per sempre: al termine della serata, è stata anche una festa ed è stata bellissima, i ragazzi sistemavano tutto “il disordine” da noi creato. Un gruppetto trasportava via le barriques con una carriola massiccia in legno. Un altro gruppo, che aveva probabilmente compiuto il primo viaggio, tornava a prendere le altre rimaste lì sul prato.

Ho visto 5 o 6 ragazzi seduti sopra in modo buffo ed altri a spingere. Erano tutti terribilmente divertiti, ridevano, ed anche chi non lo faceva, aveva un sorriso straripante che veniva giù dal viso.

Li ho guardati impietrito. Ho pensato come potessero ridere. Che cosa c’è da ridere in un posto simile?

Oggi mi sono dato due risposte.

Ridono perché sanno di aver sbagliato tutto e che questo è l’unico modo per ripartire, per cambiare.

Ridono perché di fronte a loro c’è un tizio più sfortunato.

Credo che quel tizio fossi io.

In mano una sigaretta, nell’altro l’iphone per controllare se sui social si dicesse qualcosa di nuovo, sul volto uno stupido senso di superiorità.

Ci penso e devo dire che mi viene voglia di cambiare. Spero di portare ancora per molto tempo quell’immagine nel cuore, così vivida, così forte. E spero di cambiare, anche se sperare so non è la soluzione. Il cambiamento o c’è o non c’è.”

(tratto da Il cambiamento o c’è o non c’è – pubblicato su fiordirisorse.eu)

Sono passati quasi sei mesi

A proposito di cambiamento: beh ci sto provando. Ho smesso di parlare di social, ho iniziato a parlare di cose più importanti. Tipo me, te, il lavoro, la vita. Di vita.

Un’altra cosa che ho imparato in questi mesi, e che forse ho dimenticato di dire nel pezzo di sopra, è che il cambiamento si deve volere con forza ma anche mettere in pratica con forza. E che il cambiamento beh…più di sognarlo si mette in pratica.

Ogni giorno parliamo di cose importanti (il lavoro, la famiglia, la droga, la fame nel mondo, l’inquinamento, la ripresa in Italia…). Parliamo.

Ecco per “cambiare” bisogna smettere di parlare di cose importanti. Iniziare a fare.

Anche piccoli gesti. Anche se sembra contino poco.

Ma anche questi, come il cambiamento, o ci sono o non ci sono.

E se ci sono si cambia. E se tanti iniziano a pensare meno e fare più…ecco il cambiamento.

Ecco, mi ha appena scritto Silvia la mamma di Roberta

Il cambiamento non si rimanda

6 mesi fa avrei letto con meno attenzione ma soprattutto avrei fatto la cosa più facile del mondo: avrei rimandato.

Ma adesso lo so, il cambiamento non si rimanda.

Ho appena fatto un piccolo “dono”. Sono solo 20 euro, e no non voglio una medaglia.

Ho solo capito che il cambiamento non si rimanda. E che spesso, quasi sempre, è questione “del tempo”, di non aspettare, di non parlare di cose importanti. Ma di fare cose importanti. Anche piccole. Anche gocce nel mare.

Ma il mare è fatto di gocce. Come il cambiamento.

Non rimandare.

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