Non scusarti per quello che sei (nonostante ho 50 anni, nonostante non sono laureato, nonostante sono Donna…)

By Davide Cardile / novembre 15, 2017

“Nonostante” sembra una parola coraggiosa, usata da coloro che resistono ed avanzano. Sembra ma potrebbe trattarsi di altro: potrebbe voler dire mettersi sempre tra quelli con qualcosa in meno, darsi dei limiti e non riconoscere davvero il valore della propria storia.

Ci sono un sacco di “nonostante” che si sentono in giro, la maggior parte riguardano il lavoro che fai o vorresti fare. E soprattutto, ciò che è più importante, è che non riguardano dunque solo il lavoro ma tutta la tua vita.
“Nonostante” sembra coraggioso ma forse è il momento di pensarci meglio e scoprire cosa cerchiamo ogni volta di nascondere.

In tempo di crisi – e la crisi è il regno del “nonostante” per definizione – ci sono soprattutto due punti sui quali si insiste:

  • Nonostante la mia educazione (intendo dire percorso di studi)
  • Nonostante la mia età (troppo giovane o troppo vecchio)

Nonostante la tua storia…davvero?

Ne parlavo ieri con un amico ma non è la prima volta che sento questa storia.

“Nonostante abbia studiato questo sono molto bravo in quest’altro” oppure “Nonostante non abbia conseguito una laurea…ho sempre lavorato in questi campi”
O ancora, tornando all’altro punto, alla questione anagrafica:
“Nonostante abbia ormai 55 anni sono molto bravo/fresco/attivo/giovanile/aperto/…”

In sostanza, ogni volta, stiamo riducendo la nostra storia ad un incidente di percorso, ogni scelta fatta, ogni evento accaduto, ad un intralcio che ci ha reso più piccoli, o fragili, o meno dotati. Stiamo insomma disconoscendo la nostra storia, ciò che siamo, la nostra unicità. Dimentichiamo che sono gli eventi (e persino gli incidenti) ad averci reso così forti, e così unici.

Il percorso di Marguerite

In un articolo di qualche tempo fa di Mark Manson c’è una storia che ragiona in modo completamente diverso. Molto più coraggioso ed impattante.
Non riguarda fare o essere qualcosa “Nonostante”. Riguarda fare ed essere a causa – e causa non è una parola cattiva – del percorso. 

“Marguerite Johnson è nata alla fine degli anni ’20. Una povera donna nera nel sud povero. Non aveva alcun futuro radioso che sembrava aspettarla.
Ha sopportato le difficoltà delle sue coetanee e praticamente di tutti gli afro americani in quel periodo. In più, come se non fosse abbastanza, all’età di 7 anni è stata stuprata dal fidanzato della madre.

“NONOSTANTE” questo, Marguerite cambierà il suo nome in Maya Angelou e diventerà ballerina, attrice, sceneggiatrice, poeta, protagonista del movimento dei diritti civili degli anni Sessanta.

Ma ciò che più conta è che ad un certo punto Maya ha ammesso che non è diventata ciò che è NONOSTANTE il suo trauma. È diventata ciò che è GRAZIE (a causa) a questo.”

Il valore del percorso, di chi sei davvero

Certo ci sono eventi che vorremmo non aver mai vissuto o preghiamo affinché non dovremo mai raccontare. Eventi che oggettivamente viene difficile ritenere “formanti” o “giusti” o “necessari”.
Il trauma, come quello di Maya, anche visto con tanto coraggio, non è mai una cosa buona.
Ma la maggior parte di ciò che nascondiamo o che ci perdoniamo non è affatto un trauma.

Sono solo scelte, percorsi, strade diverse per arrivare alla meta. O semplicemente la vita che non è mai scontata ed uguale per tutti.

Non dire alle persone cosa sei o vuoi essere NONOSTANTE…
Quella è la tua storia, la tua unicità, forse anche la tua forza.

Dici Grazie. Testa alta, petto in fuori.
Sei perfetto. Sei come dovresti essere. Sei TU.

Racconta e vivi la tua storia.

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