Una paura al giorno. Così si raggiunge il successo (anche sui social)

By Davide Cardile

Set 07

 

Lei aveva un simpatico orologio che spiccava sul polso, un quadrante romboidale che non potevo non aver notato. Per un attimo ho pensato di partire da lì, un complimento o forse una cosa più diretta, tipo “che bello, dove lo hai preso…?”

Oppure, altra opzione, avrei potuto semplicemente chiedere “scusa, che ore sono?” Si, può sembrare una cosa insensata nell’era degli smartphone ma in effetti io non ne ho, non uso il telefono o come diavolo si chiama da più di 7 mesi; è una cosa che ti fa sentire libero come forse non puoi nemmeno ricordare.

In ogni caso dubito che lei arrivasse nel giro di pochi istanti a questa deduzione. Certo mi avesse fatto una domanda piccata, tipo “non hai il telefono?” avrei avuto un assist perfetto, avrei potuto raccontare perché nel 2017 un tizio si stacca dalla tecnologia. E poi avrei potuto dare il colpo di grazia raccontando che questo tizio, io, lavora proprio con la tecnologia, sui social. Le spiegazioni e le domande si sarebbero prese tempo e scena e sarei riuscito nel mio intento al primo tentativo.

Ed invece niente. I secondi passavano scanditi dal suo orologio elegante ed io stavo lì, fermo, zitto, imbarazzato, anche un tantino umiliato dal fallimento. Ho pensato “perché?”
Mi sono risposto in silenzio, ho provato a farmi coraggio pensando che fossimo stati soli sarebbe stato diverso. Ma il tizio due file più avanti cosa avrebbe pensato? E la signora che ogni tanto faceva capolino dalla poltrona più in là?

Non lo so, la verità forse è che non ho avuto semplicemente il coraggio, che nonostante tutto sono ancora fondamentalmente timido, o forse ancora hanno ragione quelli che dicono che la tecnologia ci rimbecillisce, ci fa perdere la capacità, l’estro ed il coraggio di relazionarci.

Ad ogni modo tutto ciò non ha molta importanza, la verità è che aveva ragione James.
La differenza tra avere e non avere, tra ottenere e non ottenere, tra successo e insuccesso è fatta essenzialmente dalla distanza tra fare e non fare.
Se non chiedi, beh…non puoi ottenere.

La vita, il lavoro, tutto è una strada fatta di paure e seghe mentali. Più te ne fai e più hai paura. Più paura hai di combattere le tue paure e più seghe mentali ti fai. Benvenuti nel loop del terzo millennio, ha proprio ragione James.

To win the day, you must PLAY (Jamese Altucher) Click To Tweet

Dal treno ai social, dai social al tuo lavoro

Dopo una decina di minuti, la signorina dall’orologio col quadrante romboidale è scesa. La mia fermata è arrivata altri 10 minuti più tardi, la signora che faceva capolino dalla poltrona più avanti invece è rimasta, chissà dove sarebbe scesa, chissà dove doveva andare.

Alla fine non ho superato la mia sfida semplicemente perché non ho giocato. Ho capito però cosa passa per la testa a tante persone sui social, cosa le blocca, cosa le tiene sempre a debita distanza dalle opportunità.

La paura di chiedere se qualcuno li può aiutare, se qualcuno può fargli da mentore, se qualcuno può offrirgli un lavoro. Il silenzio nel quale si chiudono per paura che qualcuno possa farsi un’idea sbagliata ed accettano più volentieri che nessuno si faccia uno straccio d’idea. Uniformarsi condividendo storielle d’oltreoceano piuttosto che raccontare qualcosa di vero, unico, la propria storia insomma. Sono pochi coloro che si chiedono davvero cosa si perde e cosa si perde: cosa può succedere se qualcuno pensa di te “che stupido” e cosa se qualcuno invece ti trova interessante.

Cosa c’è da sapere? La storia più vecchia del mondo: alla fine il treno arriva a destinazione ed ognuno è sceso alla sua fermata indipendentemente da cosa hai scelto di fare. Sul treno c’erano persone di ogni tipo, alcune ti avrebbero trovato irritante a prescindere, altre interessante se solo avessi detto qualcosa.

Perché alla fine la vita è proprio così, come con i libri, con i film. Trovi sempre qualcuno al quale piace quella porcata sottotitolata in cecoslovacco, quel libro demenziale scritto con i piedi, o quello che reputa una fesseria il libro che tu veneri come la bibbia e tieni sul comodino.
La vita è fatta di storie che piacciono o non piacciono, ogni storia ha il suo piccolo pubblico, trova sempre qualcuno che rimane stregato; oppure no.
La differenza è semplicemente la distanza tra fare e non fare, in questo caso tra il raccontare e non raccontare.
La differenza, anche sui social, è data dal coraggio di raccontarsi in modo sincero, affrontare ciò che pensi faccia paura, infischiarsene di coloro che non apprezzeranno, e cercare invece coloro che rimarranno stregati.

Il loop del terzo millennio…
Però basta, siamo troppo GRANDI per rimanerci intrappolati. Meno seghe mentali please, AZIONE.

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I social, il cambiamento, la crisi, il lavoro, l'esigenza di raccontarsi ed il rischio di deformarsi. Siamo pixel in crisi ma può essere una grande opportunità. Potrebbe essere il periodo migliore della storia per fare qualcosa di Grande: vivere felicemente vulnerabili, e finalmente Veri.

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