Il principe incazzato…che non salvò mai la Principessa

By Davide Cardile / gennaio 29, 2018

C’era una volta, in un paese lontano, un giovane di nome “Cometipare”. Sin dalla nascita gli era stato pronosticato un futuro luminoso e tutti erano convinti che un giorno, ogni libro, ogni storia, avrebbe parlato di lui. Sarebbe diventato il simbolo della generosità, del coraggio, dell’altruismo. Dell’uomo che di fronte alle difficoltà reagisce. Non indietreggia ma avanza. E vince.

C’era poi una splendida ragazza di nome “Questaltra”. Questaltra aveva una storia simile. Bellissima sin dalla nascita, predestinata come il principe, e pura quanto le acque delle cascate quando non sono incontrate dall’uomo.

Purtroppo però, anche in questo regno fantastico, esisteva l’invidia. Una vecchia strega aveva lanciato un terribile maleficio e aveva fatto sì che la fanciulla, al compiere dei suoi 16 anni, fosse catapultata in una torre al di fuori della palude, sorvegliata da draghi e altri mostri di ogni genere.

Per farla breve, è qui che inizia la storia: Cometipare si sarebbe un giorno messo in viaggio, superato mille insidie, dimostrato tutto il coraggio degli uomini buoni, salvato Questaltra, baciato Questaltra, sconfitto la strega e l’invidia…ed infine sarebbero vissuti felici e contenti.

La storia sarebbe dovuta andare così ma questa è una storia diversa.

Cometipare iniziò a farsi domande. Chiedersi perché il suo amico Azzurro poteva dare un bacio alla sua Biancaneve senza affrontare i draghi, perché Ranocchio poteva starsene senza fare nulla ed aspettare il bacio di una gnocca, perché a suo Padre, bei tempi, era invece filato tutto liscio.

Ci pensò. Le domande cominciarono ad essere risposte ed avevano il suono di “tutto a me”, “mainagioia”, “stacazzodicrisi!” e “lofacciodomani”.

Ad un certo punto si convinse che era maledettamente sbagliato ed ingiusto. Si mise a guardare una cosa simile a Gomorra tutto il giorno e cercare messaggi ridicoli nel gruppo “fatine” dove appunto le fatine si raccontavano esperienze sessuali al limite dell’impossibile. E vissero tutti incazzati e scontenti. Fine

La morale

Per essere un eroe devi fare il viaggio dell’eroe.

Ti danno una qualche dote (tutti le abbiamo), ti mettono qualche intoppo sulla strada (grande o piccolo tutti li abbiamo), tu vai avanti, affronti gli ostacoli e già il fatto di metterti in viaggio è ciò che ti contraddistingue. Con il tempo, con fiducia, con l’aiuto degli altri (in tutte le storie è così), cadendo e sbagliando, alla fine vinci. Salvi la principessa e vivi felice e contento, o qualcosa di simile.

Senza problemi e senza viaggio non c’è alcun eroe, non c’è nulla di grande e che vale la pena di raccontare. C’è solo un tizio che ce l’ha con il mondo e pure quando non ha grossi problemi non sa mai perché svegliarsi la mattina. Tutte le storie sono così.

Se Azzurro si schifava a baciare una principessa in una bara non avremmo avuto Biancaneve.
Se Ulisse si fosse rotto le palle di girare in tondo e si fosse fermato sull’isola di Circe?
Se il cacciatore si fosse fatto gli affari suoi?
Se Bruce Wayne se ne fosse stato tutto il giorno a spendere i suoi soldi e lasciare che Gotham andasse in rovina? Dopotutto gli avevano ucciso i genitori!
Se Leonida avesse detto “ma dove cazzo andiamo che siamo solo 300?”
E se Zanardi, pacificamente riconosciuto come modello, fosse rimasto a piangere tutto il tempo?

Ecco, la morale potrebbe anche essere che vogliamo (ma non ha senso) essere tutti Zanardi ma con le gambe.

La morale è che nelle storie siamo sempre noi a scrivere il finale e ci sarà sempre qualche ostacolo da superare, molti sono dati da noi più che da fatti oggettivi.
E soprattutto, volendo chiudere qui, c’è solo da rispondere ad una domanda, quando le cose non girano.
“Vuoi arrenderti?”

La migliore risposta, a proposito di supereroi, penso sia quella data da Capitan America in Avengers.
Il nostro eroe, all’inizio del film, si sta scontrando con uno molto più grosso di lui e viene continuamente scaraventato da una parte e dall’altra.
Il nemico allora gli dice: “Non sai quando arrenderti vero?”
E lui risponde “Potrei farlo tutto il giorno.”

Molto spesso non è questione di forza ma di determinazione, scopo e tanto cuore.

Buona storia, Buona vita, Buon Viaggio.

2 comments
Giorgio Frabetti - gennaio 29, 2018

Forse essere eroi significa … essere consapevoli di sè. O no?

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