Siamo troppo Grandi per farci dire di no. E per farci dare il permesso. Ora o mai più.

By Davide Cardile

Apr 27

Siamo nel periodo giusto per dare una svolta, anche la crisi ci sta dando una grossa mano. La differenza tra giusto e sbagliato è sempre più sottile, i tabù stanno cadendo uno dopo l’altro, le persone si stanno uniformando ed è il momento migliore per prendere un’altra direzione.

Non chiamiamola crisi

Parlo quasi ogni giorno con persone sulla cinquantina che mi raccontano come tutto sia maledettamente difficile. Quanto è triste aver perso il lavoro, ritrovarsi ai margini dopo una vita passata a pensare fosse tutto sicuro.
Li ascolto, cerco di comprenderli. D’altra parte però ogni tanto mi viene un pizzico di invidia anche nei loro confronti. Io non ce l’ho avuto un momento sicuro, uno in cui le cose sembravano poter essere facili.

Sono nato nel 84, mi sono perso il boom degli anni ’90, ho mosso i primi passi negli anni 2000 ed in un attimo era arrivata la crisi.
Anno dopo anno è diventata più grande, più forte e si è impossessata di quasi ogni settore. Sono cresciuto a pane e crisi ed ormai è forte il sospetto che stiamo parlando di qualcosa che non esiste.
Sono rimasto stregato la prima volta che l’ho letto, ha ragione Stefano Gangli quando disse, nel 2012:

un anno, due anni, adesso non c’è più la crisi. E’ un nuovo mercato.

Il nuovo mercato

Ecco è un nuovo mercato. Sicuramente più instabile e schizofrenico dei precedenti ma altrettanto bello se sappiamo guardarci dentro. Ci sono più possibilità che in passato, abbiamo mezzi per connetterci come mai nella storia.
Soprattutto il mondo on line ci ha regalato la cosa più importante e più bramata nella storia. Non la facilità di fare soldi, stronzate, ma la libertà di fare ciò che vogliamo e di provare a vivere la vita che vogliamo.

E’ finita l’era di chiedere se puoi parlare

Bill Gates nel 1996 aveva previsto tutto. Basta una connessione ed un pc, o uno smart phone, per raccontare la propria storia, dire la tua sul mondo e prevedere in che direzione stia andando.

Forse sembra tutto scontato ma è qualcosa senza precedenti. Non lo avrei scambiato con un posto fisso, con la sicurezza economica e con niente altro al mondo.

E’ più impattante persino del diritto di voto, ed in fondo sia in Italia che con le ultime elezioni americane, dovrebbe essere chiaro come anche queste dinamiche siano cambiate.
Una volta era come diceva Arnold: “farsi il mazzo e sposare una Kennedy”. Oggi è ancora così ma lo è di meno e ci sono un sacco di altre alternative.

Se guardiamo ai nuovi fenomeni mediatici, pensiamo a Youtube, la maggior parte arrivano da una cucina e non hanno fatto alcun provino. Sui giornali adesso viene dato spazio a chi ha fatto qualcosa più che a quelli che hanno seguito un percorso prestabilito.
La Sacra Televisione è meno lontana di quanto fosse in passato; ho più possibilità di andarci (non che lo voglia fare) di quanto potessi immaginare 10 anni fa.

Ogni persona in qualunque parte del mondo se ha una storia da raccontare può farlo. Se ha un’idea può venderla.
Negli ultimi 3 anni ho lavorato in tutta Italia da uno stanzino ritagliato tra la cucina e la cameretta dei bambini, a Messina, in un paesino di Messina; economicamente parlando, in culo al mondo.
E c’è gente che sta andando alle Canarie, in Svizzera, ai Caraibi, sull’Himalaya perché gli gira così e va bene uguale.

Titoli? Che titoli?

Quando ho lasciato l’università a 3 esami dalla laurea mia madre, gli amici, mi hanno detto in coro che me ne sarei pentito. Avevano quasi ragione. Per un certo periodo sono stato a pensare quanto fossi stato coglione, poi è passata, è bastato guardarmi intorno.

Siamo nel miglior momento della storia per dire chi siamo e non cosa abbiamo studiato. Sinceramente dei titoli non frega più a nessuno.

(È chiaro che questa pagina non è rivolta a chi cerca lavori “tradizionali” vero?)

Vorrei avere qui accanto a me Gekko per dirlo forte: “I più di questi laureati di Harvard non valgono un cazzo. Serve gente povera, furba ed affamata.”
Affamata, avida direbbe lui, di vita e di cose grandi. Come disse anche Jobs.
Di fare ciò che vogliamo, di non accontentarsi, di non aspettare il nostro turno per parlare ma individuare solo le persone con cui parlare ed il momento giusto per farlo. Che è adesso.

Sbagliato? O è tardi?

Ed alla fine da capire c’è soltanto questo: è tardi? Bisognava pensarci prima? Sono troppo vecchio? Sono troppo giovane? Il mercato è saturo?

La vera rivoluzione è nella risposta: non sarà mai più troppo tardi.

Sono stato diversi anni guardandomi intorno e cercando la cosa giusta da fare, il mercato vergine o che ragionevolmente fosse praticabile.
Un po’ come mi avevano insegnato i consulenti nei miei primi anni imprenditoriali. Bocciavano sempre ogni mia idea e mi dicevano “bisogna fare ciò che ancora non c’è”.

Un tizio un giorno uscì una cartina della città dalla borsa e mi fece vedere che in un raggio di 30 km non c’era un solo asilo. “Questa è una grande idea!” mi disse.
Io feci una faccia a punto interrogativo, che stava anche per “e che cazzo ne so io di asili?” Lui se ne andò come quello che gli avevano offeso la mamma.
E’ una storia vera e che mi fa ridere ancora oggi ma la cosa buffa è che in giro ci sono ancora persone che predicano cose di questo tipo. Analizza il mercato, vedi se ci sono gli spazi, che competitor ci sono, bla, bla, bla.

La verità oggi è che abbiamo un sacco di tutto e quasi tutto è saturo ma c’è sempre spazio per le grandi idee e le grandi storie.

Dal 1800 non si sarebbero dovuti scrivere più libri, ne avevamo a sufficienza di buoni per camparci 30 generazioni eppure ogni giorno esce qualcosa di nuovo e ci sono persone che se ne innamorano.
Anche io ogni tanto penso che se avessi iniziato prima mi sarei beccato l’era d’oro dei blog ed avrei fatto un sacco di soldi ma questo non significa che non averlo fatto nel momento migliore debba significare non farlo per sempre.

Come dice un proverbio cinese “Il miglior momento per piantare un albero era vent’anni fa; Il secondo momento migliore è adesso perché prima lo pianti e prima cresce.”

Anche l’età non è più la stessa cosa. Di sicuro non è un limite.
Ci sono ragazzini di 11 o 12 anni che tengono dirette con milioni di persone; è anche vero però che un sacco di “vecchietti” hanno da dire ancora un sacco di cose interessanti ed un sacco di persone li stanno a sentire e pagano per poterci essere.
Credo che mai come oggi si stia riscoprendo l’importanza dei km percorsi (Indiana Jones!).

Se hai una storia da raccontare è bene, se ne hai di più, molte di più, è il tuo momento.

Fare la cosa sbagliata e nel momento sbagliato? E’ la ricetta vincente.

Che poi sfidare lo status quo, fare una cosa che gli altri pensavano impossibile o farla nel momento in cui gli altri non ne avrebbero il coraggio è ciò che più somiglia alla ricetta del successo.
Quello che le persone amano è proprio la follia, il coraggio di chi ci prova.

Un mio giovane amico di 50 anni ha perso il lavoro e si è messo a scrivere un libro. Gli ho detto di raccontarlo. Non è tanto il contenuto del libro ma è la sua storia che è vincente.

Ci pensiamo poco ma le storie che amiamo, i personaggi dei film che ci hanno fatto innamorare hanno tutti questo in comune: qualcuno che diceva no, qualcuno che diceva “è tardi”, e loro che andavano avanti mettendoci il muso.
Che vinci o perdi non è importante. Alla gente piace chi ci prova.

In fondo gli eroi, dei quali abbiamo bisogno, sono persone che fanno ciò che vorremmo fare o che ci mostrano che non siamo gli unici folli in questo mondo.

Basta aspettare che qualcuno ci scelga. Basta chiedere il permesso ed aspettare che ce lo danno.

Siamo troppo Grandi. La passione, il cuore, le sconfitte, le debolezze ci rendono grandi, grandiosi.
E’ triste continuare a pensare che debbano dirci gli altri cosa fare, se lo possiamo fare, se lo sappiamo fare, se ne vale la pena.
Come ha scritto Seth Godin nel 2011, bisogna rifiutare la tirannia di essere scelti.

C’è solo bisogno di scegliere noi stessi, di crederci, e di fare.
Non c’è provare. Non c’è aspettare.
E’ il miglior momento per raccontare la tua storia e soprattutto per viverla.

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I social, il cambiamento, la crisi, il lavoro, l'esigenza di raccontarsi ed il rischio di deformarsi. Siamo pixel in crisi ma può essere una grande opportunità. Potrebbe essere il periodo migliore della storia per fare qualcosa di Grande: vivere felicemente vulnerabili, e finalmente Veri.

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