Le migliori persone con le quali parlare

Gli ultimi giorni dell’anno li ho passati a pensare come rilanciare questo blog, i primi giorni del 2019 li ho passati a chiedermi se tutto ciò avesse senso.

Come spesso succede, ho dato la mia ansia in pasto a Google e letto centinaia di idee sull’argomento – nuovi trend e dinamiche del mondo digitale.

Dopo aver speso diverse ore ho compreso una cosa che già sapevo: non c’è alcuna risposta alla mia domanda, tutto ciò che posso ottenere ed ho ottenuto è una comoda lista di risposte preconfezionate. Ciò non significa che non si possano trovare buoni spunti, anzi. Il punto è che oggi per qualsiasi argomento troverai la risposta che potrebbe piacerti.

In altre parole: troviamo quello che cerchiamo.

Per quanto riguarda un blog ad esempio, puoi trovare 100 persone che consigliano di non aprirne uno o uccidere il tuo e spostarti (non ci siamo già?) sui social, 100 che si diranno invece convinte che si stia tornando all’antico e che non ci sia niente di meglio che non crearsi, o ricrearsi, una piattaforma personale. Se consideriamo che queste 100 persone, da una parte e dall’altra, non sono i primi che capitano ma sono tutte persone autorevoli nel proprio campo, il messaggio è chiaro: fa come ti pare, fa come credi.

La prima buona notizia è questa. Non c’è mai stato momento migliore in cui sentirsi a proprio agio con le proprie idee. Pensieri, progetti e idee che 10 anni fa sarebbero state considerate folli e prive di fondamento, sono oggi considerate buone e puoi anche trovarle realmente e già applicate.

La cattiva notizia è che ci sono meno scuse per non fare e meno scuse per farsi da parte.

Sii te stesso

Non è il consiglio più originale del mondo ma è probabilmente ancora il più convincente e avvincente. Parto da qui ancora una volta.

Sto scrivendo un post più approfondito dove spiegherò alcune decisioni tecniche della mia nuova strategia digitale, in questo momento però vorrei parlare di un aspetto generale ma ancora più importante. Se vogliamo, riguarda il posizionamento di questo spazio on line.

Dunque. La prima cosa che ho fatto è una rassegna mentale di tutte le persone incontrate e con le quali ho parlato nell’ultimo anno. Rassegna fatta anche da mail, messaggi social, interazione nel feed.

Questo mi ha ricordato una cosa fondamentale: non abbiamo davvero il controllo sulle persone che ci sono intorno. Al netto di persuasione e altre storie, le persone ci mettono del proprio per andare d’accordo con te.

Nel mio caso ci sono due o tre persone che ho considerato come “campioni”, che da anni mi elogiano sino a farmi arrossire. Ogni tanto ho l’impressione che mi prendano in giro, altre volte vengo colpito dalla sindrome dell’impostore ma in questo caso non fanno che confermare il ruolo che il tuo interlocutore ha nella tua storia.

C’è solo un giudice supremo

Qualche mese fa sono stato ad un passo dallo scrivere per uno dei più importanti magazine al mondo. Il direttore in persona mi disse “girami qualcosa di buono”.

Passai una settimana buona a trovare l’idea, dieci giorni a raccogliere fonti e ancora una settimana per confezionare il pezzo. Feci leggere tutto ad una serie di persone fidate e cercai, per una volta, di far fare un editing decente. Il resto della storia? Uno striminzito messaggio che spiegava che il pezzo non fosse così interessante e che non erano più interessati.

Ma non finisce qui.

Punto nell’orgoglio,  pubblicai in maniera indipendente il pezzo. Ero convinto che avrebbe avuto il successo che meritava e avrei rinfacciato il risultato a quell’editore poco attento – un po’ come quando una ragazza ti lascia e dici “te ne pentirai”.

Dopo aver pubblicato il pezzo invece, non arrivò alcun risultato notevole. Investimmo anche in pubblicità per farlo girare ma, effettivamente, sembrava non interessasse a nessuno.

Storia finita? Per niente. Dopo quindici giorni dalla pubblicazione iniziarono ad arrivarmi messaggi e notifiche e le visualizzazioni toccarono tassi da record – parlo in termini relativi rispetto alla media personale.

Ma la cosa interessante, per il nostro discorso, fu che una dozzina di persone condivise il pezzo come “uno dei più interessanti sul tema” mentre altrettanti lo bollarono come superficiale e inesatto.

Chi aveva ragione? Neanche questo è interessante in questa sede. Il punto è che a ben guardare le prime persone appartenevano alla schiera dei “fedelissimi” (o veri fan per dirla con Kelly), gli stessi che spesso mi hanno fatto venire il dubbio che mi stessero prendendo in giro.

La morale della storia è semplice: c’è solo un giudice supremo, il mercato, come dice Bryan Tracy. Un giudice che però non possiamo fingere sia davvero imparziale. Il giudice, il pubblico, è di parte.

Prenderne atto.

Come quando in gioco ci sono cose importanti

Tutto ciò che so del mondo digitale viene dai libri e dal mondo digitale (esempi, articoli, case histories). Tutto ciò che ha funzionato viene dalla vita di ogni giorno.

La mia semplice idea è che le dinamiche non siano così differenti da quanto succede ogni giorno e in altri campi, e anzi più si parla di cose (digitalmente) importanti, dove si deve innescare un impegno concreto, e più la vita di ogni giorno è il più grande esperto in proposito.

Ho sempre a mente le parole di Dale Carnegie: ricordiamoci che stiamo trattando con creature dotate di emozioni..

Nella vita di ogni giorno, quella analogica intendo, abbiamo continuamente prova di come l’altra parte faccia la sua parte. Agendo nello stesso modo otteniamo spesso risultati diversi. I più grandi pregi diventano difetti e viceversa. La persona con la quale scegliamo di trascorrere buona parte della nostra vita è generalmente colui o colei con la quale possiamo non vergognarci della nostra indolenza o della nostra fragilità, idem con gli amici che intendiamo frequentare.

Nel lavoro, chiunque abbia sostenuto un colloquio o abbia venduto qualcosa sa di come epidermicamente si instauri o no quell’empatia che rende tutto facile o difficile. E sa che è meno controllabile e influenzabile di quanto si possa pensare.

Anche la fiducia segue queste regole. Ho sempre trovato saggio e vero quanto dice spesso Jeffrey Gitomer: non esiste dire “quella persona non mi piace ma mi fido”. La fiducia nasce innanzitutto da un certo grado di ammirazione e sintonia che hai con l’altra persona – ad eccezione dei medici, naturalmente!

Il messaggio siamo NOI

Di sicuro, una volta che si crea una certa empatia, difficilmente si rompe. O meglio, ci vuole qualcosa di veramente drammatico per farlo. E, chiaramente è valido anche il ragionamento opposto.

Per farla breve: le persone alle quali piaci tenderanno sempre a vedere di buon occhio i tuoi comportamenti, e viceversa.

Tradotto e riportato nel mondo digitale: è vero quanto diceva McLuhan e che il messaggio sei tu ma è sempre bene ricordare che il messaggio siamo noi.

Dove noi è dato da io + te “per o diviso” la percezione che hai di me.

In forma ancora più concreta, parlando di comunicazione: le persone vogliono che tu sia e parli esattamente come stai facendo senza pensarci. Se ci pensi o se cerchi qualcosa di intelligente, potrebbe non funzionare. Non c’è un modo diverso da come sei che vorrebbero vederti e sentire.

Diversamente, non solo non funziona ma fa anche male

Diversamente non potrebbe funzionare. O peggio potrebbe funzionare.

Il grande equivoco è sempre dato dal non considerare gli effetti di una scelta nel lungo termine e di non ragionarci in termini di impatto personale.

Per quanto si stia parlando di comunicazione o se vogliamo di personal brand, non si può pensare davvero che riguardi solo questo. Oggi più che mai on line ed off line sono medaglie di una stessa faccia. Così come della stessa medaglia fanno parte il lavoro che fai e la vita che vivi. I risultati che ottieni e come ti senti.

Come facciamo le cose è importante.

Come dice Mark Ritson: “Il punto è che per vendere qualsiasi cosa hai bisogno di creare un pubblico e prim’ancora di essere riconoscibile. Ma se lavori per occupare una nicchia, un’idea (una categoria!) sei solo un bugiardo che prima o poi dovrà fare i conti con se stesso.”

Per quello che abbiamo detto sinora, possiamo esprimerlo anche in questi termini: se comunichi o appari per attirare l’attenzione e accaparrarti le simpatie di un pubblico, sei solo un bugiardo che prima o poi dovrà fare i conti con se stesso.

Su questo passaggio bisogna a mio avviso riflettere con attenzione. Riflettere se il nostro vero obiettivo, non parlo chiaramente solo di digitale, sia massimizzare o ottimizzare. Il massimo risultato non è sempre ciò che ci fa stare bene. L’ottimo, per noi, è ottimo. L’ottimo per noi e per gli altri, è il vero massimo.

Le scelte che facciamo e la regola del 5%

Ieri Seth Godin ha condiviso un’idea semplice e potente come al solito, l’idea perfetta per iniziare l’anno e provare a dargli la giusta direzione.

“In ogni campo, i benefici straordinari vanno a quelli che si trovano nel primo cinque percento. Uno su venti. Certo, i più grandi premi vanno alla superstar di una generazione. Ma questo è in gran parte irraggiungibile. Si scopre, tuttavia, che se sei premuroso e diligente, il 5% è alla portata.

Il segreto è scegliere su cosa puntare. Non, ” 5% di tutti i chirurghi”, ma forse “il 5% dei chirurghi toracici nel Minnesota”. Sii specifico. Trova la tua nicchia e riempila.

Essere tra i primi 1% richiede una combinazione di fortuna e talento magico. Ma essere tra i primi 5%, uno su venti, riguarda principalmente le scelte.

Il fatto è che non stai gareggiando con le altre 19 persone, non proprio. Stai gareggiando con te stesso, gareggiando in un viaggio per determinare quanto ti preoccupi di avere un impatto.”

Non servirebbero altre parole ma per il mio anno ha risuonato particolarmente. Non tanto in termini di “nicchia” quanto in termini di comunicazione, cosa dire e come dirlo, e in termini di persone con le quali mi prefiggo di parlare.

Mi rivolgo al 5%.

Le persone che mi hanno dimostrato affetto sin qui o quelle che sono pronte a farlo. Quelle per le quali non devo mettere in atto tattiche e non devo smettere di essere me stesso.

Se sei nel 5% del quale parlo… grazie.

Se stai pensando di fare lo stesso: in bocca al lupo. Non sarà facile, forse potresti aspirare a qualcosa di più. Ma non c’è altro di così entusiasmante.

Connect

35 anni, due figli, due cani. Scrivo di comunicazione, di parole, di idee, di relazioni. Di tutto ciò che serve o sul quale è utile ragionare per tirarsi fuori dalla competizione e trovare significato.