Pianifica i tuoi rimpianti

Gli aforismi e le frasi fatte piacciono a tutti, anche a me. Piacciono soprattutto quando riusciamo a dargli un volto ed una voce. Non è un caso che alcuni dei più grandi pensatori della storia si siano visti rubare la paternità di certe riflessioni.

Come dice Rocky, come dice Yoda, come dice Calimero ed invece era roba di Aristotele, o Socrate o qualche tizio che non sembra più così interessante.

Alle persone piacciono le frasi che sembrano spiegare tutto, o dir loro che è normale trovarsi in difficoltà.

Quelle che li fanno sentire sicuri di essere sulla strada giusta anche se intorno è tutto sbagliato. Quelle che gli dicono che in fondo c’è la luce. 

Ma più di ogni altra cosa, alla gente piace ripeterle come fossero un mantra. Dirsele a turno, riferirle alla vita delle altre persone più che calarle in quella cosa complicata che è la propria.

Ed ancora, alle persone piace prendere solo il lato buono di certi pensieri.

Pensieri che chiaramente hanno sempre due facce. Quando si parla di vittoria si parla anche di sconfitta, e quando si parla di successo è chiaro che ci sono dietro sberle e sacrifici.

 (In teoria) Siamo tutti Rocky Balboa

Una delle frasi più inflazionate è quella di Rocky a proposito di pugni e della vita.

Non conta quanto colpisci forte ma quante volte ti rialzi.

(La frase originale d’altra parte è caratterizzata dal condizionale: “Nessuno può colpire duro come fa la vita, perciò andando avanti non è importante come colpisci, l’importante è come sai resistere ai colpi, come incassi e SE finisci al tappeto hai la forza di rialzarti. Così sei un vincente!”)

Credo che in questa frase le persone, noi tutti, ci vediamo sempre il fatto di rimanere in piedi, cadere in piedi, essere come quei pungiball che tornano indietro.

Boom e doing, boom e doing…una cosa del genere.

Ma chi pensa realmente a cosa significa finire al tappeto? Che finire al tappeto sia la condizione necessaria per rialzarsi?

Sine qua non, direbbero i latini!

E che il coraggio, la gloria, la grandezza del rialzarsi è data da quanto forte sbatti per terra? E da se e quanto tocchi terra?

Funziona un po’ come saltare. Per prendere la rincorsa devi piegarti bene, quasi tentare di fare un buco nel cemento. Altrimenti la spinta è quasi sempre insufficiente.

Ecco, penso che funzioni uguale a proposito del rialzarsi. Condizione imprescindibile è cadere, fare un bel tonfo per terra. Anche farsi male.

Molte persone credono alle frasi ed amano ripetere questa frase. Amano pensare che sia anche così per loro ma non amano cadere. Ne hanno tanta paura da fare qualcosa di molto peggio: galleggiano.

Però chi galleggia non si rialza mai. Non vince. Non è quel tizio coraggioso di cui parla Rocky. Bisogna cadere, provare a cadere.

O meglio, non dico che bisogna essere masochisti e buttarsi a terra di proposito o prendere gli spigoli in giro per la stanza per motivarsi.

Chiaramente no.

Però bisogna provare la giocata, il numero difficile. Perché se vinci…beh hai vinto.

Se perdi, quando tenti una cosa difficile, finisci bello in terra. Boooom.

E va bene, va bene finire in terra. Perché altrimenti non ci si può rialzare. Non si può crescere. 

Non si impara ad andare in bicicletta senza cadere. Non si ama se non si piange una o più volte.

Non si può spiccare il volo senza prendere la rincorsa. E quasi sempre bisogna scendere, scendere in basso per farlo.

Essere a disagio, che alcuni dicono sia la condizione per fare grandi cose (o almeno provarci) serve a questo e sta a significare questo.

Se aspetti di essere pronto, se aspetti le condizioni ideali per non cascare per terra…aspetterai una vita. Poi sarai troppo vecchio per saltare – e non parlo di età. O ci sarà stato qualcuno che avrà saltato così bene che è inutile perderci tempo e provarci anche tu.

La verità è che in questo mondo, specialmente nel mondo di oggi, siamo tutti equilibristi. Solo che vincono quelli che guardano in su anziché in giù.

Quelli che non aspettano che qualcuno gli monti intorno materassi e mille precauzioni.

Quelli che sanno che possono cadere ma ci provano uguale.

E quando fanno un tonfo per terra, lo fanno così grosso da avere la forza di spiccare il volo.

Quelli che oggi vincono, o almeno ci provano, sanno benissimo che cadere è doloroso. Ma sanno anche che galleggiare è insopportabile.

Significa non giocare. Non vivere davvero.

Pianifica i tuoi rimpianti

Ogni giorno mi scrivono persone che mi raccontano i loro progetti, il cambiamento immaginato, desiderato con forza… e poi non cambiano mai. Certo ci sono mille motivi che possono frenarti. Alcuni sono oggettivi. La maggior parte invece derivano dalla paura di fallire. Dal rischio calcolato che galleggiare sia meglio che eccellere, cioè essere veri, cioè essere vivi.

Parlando di rischi però mi viene in mente una potente frase di Reid Hoffman. Diceva: pianifica i tuoi rimpianti.

Inutile nascondersi tutti avremo un giorno dei rimpianti. Anche deboli ma eventi e scelte che avremmo fatto o non avremmo fatto. E il futuro si è imprevedibile…

Eppure possiamo provare a calcolare. Pianificare.

Cosa sarebbe peggio domani?

Avere sbagliato o non avere fatto? Subire una delusione o non vivere?

Forse questo tipo di rimpianti possiamo davvero pianificarli. Come dice Hoffman.

A patto di essere disposti a cadere. Cioè giocare. Vivere.

Connect

35 anni, due figli, due cani. Scrivo di comunicazione, di parole, di idee, di relazioni. Di tutto ciò che serve o sul quale è utile ragionare per tirarsi fuori dalla competizione e trovare significato.