Scegliere la gara è scegliere il premio

Spesso mi fermo a guardare i miei bambini giocare, mi mette di buon umore e mi regala sempre qualche consiglio efficace, solitamente si tratta di un richiamo alla realtà e un’interpretazione creativa di come farsi avanti in questo mondo.

Loro ad esempio prendono un gioco e ne inventano un altro. Senza preoccuparsi troppo di come dovrebbe andare, di cosa dicano i teorici e gli esperti, di cose ci sia scritto nelle istruzioni.

Hanno un profondo rispetto di se stessi, del proprio tempo, della propria libertà e della propria gioia. Si comportano così anche l’uno nei confronti dell’altro.

Prendono una scatola di scacchi, il monopoly, un insieme di legnetti in giardino, un gruppo di sassolini sulla spiaggia e fanno a turno scegliendo di volta in volta regole e premi del gioco.

Quando tocca ad uno inventare, l’altro, più o meno, si assoggetta alle nuove regole e alla nuova storia.

Capita così che la scacchiera diventi di sole 20 case anziché di 64 o che un cavallo possa saltare anche sino in cortile per non essere catturato.

Guardandoli da fuori ti viene da ridere. Puoi benedire la loro ingenuità, che in altri casi, non fossero i tuoi figli, chiameresti stupidità o semplicemente infanzia, oppure puoi meravigliarti e chiederti cosa ci sia da imparare.

Quello che penso è che ci sia da imparare.

Non ci servono davvero così tante regole, specie in molte cose della nostra vita, in quelle importanti.

Ci hanno insegnato che senza regole, senza disciplina e senza leggi, gli uomini vivrebbero come animali o peggio come uomini sempre in lotta tra loro. È vero.

Questo però non significa che tutto debba essere fatto da regole e che, soprattutto, debbano essere in vigore sempre quelle degli altri.

Se ad esempio fai un gioco, puoi benissimo inventartene di tue. Soprattutto se ti trovi da solo a giocare.

Trovo che ci siano tante analogie con la nostra vita e il nostro lavoro.

Il confronto, specie in una società connessa e pixellata, scaturisce dalle regole, dalle presunte regole, dalla stupidità o ingenuità di pensare che davvero valgano quelle degli altri.

L’immobilità, il non fare qualcosa che pure ci farebbe stare bene – senza fare male agli altri – deriva ancora da questo: dalle regole e dalle pseudo regole.

Fare qualcosa che ci stanca, che ci impegna eccessivamente e che ci sfinisce, che ci fa schifo, è ancora una volta questione della stessa mentalità e dello stesso concetto di regole.

Scegliere la gara

Tempo fa leggevo di un tizio che sosteneva che Milano fosse l’unica piazza per crearsi un’ottima carriera. Io adoro Milano ma vivo migliaia di km più in giù.

Ho spesso pensato anche io che trasferirmi a Milano potesse rappresentare una grande svolta: un numero esponenzialmente più alto di opportunità, di networking, di eventi e di potenziali clienti. Molto più veloce che costruire da un’isola.

Eppure, per quanto spesso ci abbia pensato seriamente, è anche in questo caso una questione di regole.

Se le regole sono “massimizza il tuo fatturato, la capacità di creare reddito nel presente e nel futuro”, allora sono chiaramente fuori dai giochi, sono un giocatore incapace e perdente.

Allo stesso modo però, se le regole fossero davvero queste, sarei scarso già per il fatto di avere due figli (che costano e condizionano), due cani (che costano e limitano parecchio), di scrivere cose come queste che in fondo hanno poco potere di conversione.

Potrei continuare la lista all’infinito.

Il punto è però che si tratta come sempre di scelte. Le tue regole, sintetizzando, possono essere fondamentalmente di due tipi:

–        Massimizza: fai ciò che ti porta al massimo vantaggio

–        Ottimizza: fai ciò che ti fa vivere meglio che puoi

Sono termini diversi, regole diverse, giochi diversi.

Se scegli la gara, scegli le regole, il tempo per finire il gioco, il sistema per assegnare penalità e stabilire quanto sei bravo a giocare.

Scegli la gara, scegli il premio

Spesso mi è stato chiesto “qual è il tuo sogno?”

Il mio è quello di riuscire a slegare impegni e risultati; un sogno appunto. Mi piacerebbe scrivere quando ne ho voglia, raccontare e leggere storie tutto il giorno, ed essere “pagato” per questo.

È appunto un sogno, poco reale, poco realistico.

Ogni giorno il mio lavoro ha a che fare con cose molto più concrete: con numeri, con test, con riunioni, ricerche, analisi, un sacco di roba anche molto noiosa. Perché le regole, una qualche forma di regola, c’è sempre. Solo che la scegli tu.

Mi piace pensare sempre in termini di 80/20

L’80% è il tuo gioco, fatto dalle tue regole.

Il 20% è il costo e l’impegno che metti per poter fare il tuo gioco.

Non sto dunque dicendo di essere folli e scatenati. Penso però che la scelta sia ancora nostra: scegli il gioco, scegli le regole, scegli il premio.

Oppure no e giochi una vita con quelle degli altri. 

Connect

35 anni, due figli, due cani. Scrivo di comunicazione, di parole, di idee, di relazioni. Di tutto ciò che serve o sul quale è utile ragionare per tirarsi fuori dalla competizione e trovare significato.