Una nuova una carriera? Sii umile. Non pauroso.

Circa nove anni fa il dottore strizzò gli occhi per guardare meglio, schiacciò qualcosa nella macchina collegata al computer e poi disse: “è un maschietto”.

Anche se lo sapevo già da alcuni mesi, fu quello il giorno in cui realizzai di stare diventando padre e che le cose sarebbero cambiate. Anzi, dovevano cambiare.

La prima cosa che feci tornato a casa fu mettermi davanti al pc con un foglio bianco sul quale annotare tutto ciò che avevo fatto di buono sino a quel momento, più alcune caratteristiche della mia persona che ero certo potessero essere apprezzate. Quello fu il momento in cui preparai il mio primo curriculum vitae – per la cronaca: fu anche l’ultimo.

Successivamente andai su Google e iniziai a cercare “aziende che assumono”, deciso a fare sapere a tutte che adesso c’ero anche io sul mercato.

Dopo trenta giorni di silenzio e una dozzina di rifiuti, tornai davanti al mio pc e al mio foglio bianco. Stavolta scrissi qualcosa di diverso: tutto ciò che avrei dovuto fare. Prima.

Avrei dovuto studiare qualcosa di diverso da Scienze Politiche, che in fondo non era così spendibile come si pensava. Avrei dovuto finire Scienze Politiche, interrotta a tre materie dalla laurea, perché, anche se non era così utile come si pensava, era davvero meglio che niente.

La lista continuava con svariate cose che in passato avrei dovuto fare, non fare o fare diversamente.

Il passo ancora successivo fu l’ennesimo foglio word con una lista di competenze ed esperienze “non convenzionali” che in qualche modo avrei potuto sfruttare.

Infine, feci una lista di persone che avevo incontrato nel corso della vita e iniziai a chiamarle al telefono o andai direttamente a trovarle.

Alcune delle telefonate le ricordo ancora, conservate in un angolo della memoria chiamato “Davvero?”

Tipo: Ciao sono Davide, ci siamo visti una volta per sbaglio alla festa di … (non ricordo il nome). Oppure, ciao sono quello che ti ha investito la macchina ma ha avuto la gentilezza di avvisare…

La maggior parte delle telefonate e degli incontri si risolsero in una serie di consigli, talvolta vere e proprie paternali, sempre incentrate non tanto su cosa fare adesso ma su cosa avrei dovuto fare prima – “grazie al cazzo!”

Da qui in avanti la storia si ingarbuglia a dismisura e richiederebbe troppo tempo per essere raccontata. Non è questo il punto.

Il punto è che fu allora che compresi alcune di quelle che ritengo le più grandi lezioni della mia vita.

La prima: non perdere tempo a fare liste su tutto ciò che hai sbagliato nella tua vita e che avresti dovuto fare. Se parli con le persone, riescono quasi sempre a dirtelo con più precisione e in meno tempo. (Sigh!)

La seconda: i tuoi problemi sono i tuoi problemi, gli altri non li riterranno loro neanche se enfatizzi o aspetti un figlio.

La terza, più importante: a volte il tuo passato non ti dà per niente una mano e a volte sembra una zavorra che ti segnerà per sempre. Ma oggi, nel presente, è più questione di come controlli la tua storia.

Ri- raccontarsi

Questa parte potrebbe chiamarsi anche: “cosa fare quando ciò che hai fatto sino a quel momento non interessa a nessuno”.

Ripresi i fogli con competenze ed esperienze e cercai  di trovare un filo comune, qualcosa che, anche se non era così “forte” in quel momento, avesse una dose sufficiente di potenziale. Per intenderci, per chi ne ha dimestichezza, è simile a quando ci si trasferisce da un corso di laurea ad un altro: anche se cambi completamente, è probabile che qualche materia torni utile e ti venga abbuonata.

La mia nuova storia iniziava quel giorno. Una storia molto più proiettata verso il futuro che verso il passato. Molto più ricca di “potrei fare” che di “ho fatto”.

Vendi il tuo destino, non il tuo passato

Iniziai a contattare aziende, piccolissime aziende, e imprenditori, proponendomi per aiutarli a organizzare eventi, scrivere pubblicità, preparare manuali dei prodotti, trovare venditori, raccontarsi all’interno di un sito web. Tutta roba che non avevo mai fatto, non certificata né da titoli né dall’ esperienza. Senza avere la pretesa di essere il migliore, sentivo però che avrei potuto farlo e che mi sarebbe piaciuto.

Non fu per niente tutto rose e fiori ma fu un inizio. E compresi un’altra grande lezione: vendi il tuo destino, non il tuo passato. La tua storia non è cosa hai fatto sino a quel momento, è cosa sarai pronto a fare. La tua (nuova) storia inizia già con il primo passo.

James Altucher lo ha detto meglio:

Quando puoi dire “Faccio X!”( Dove X è la tua nuova carriera)?

Tra cinque anni.

Quando puoi iniziare a fare X?

Oggi.

Se vuoi dipingere, acquista oggi tela e colori, inizia a comprare 500 libri sull’arte e sulle tecniche. Studia. Sii umile, non pauroso. Inizia a dipingere.


Se ti è piaciuto questo articolo, iscriviti alla mia newsletter settimanale. Zero offerte commerciali, zero spam, ti cancelli quando vuoi.

Connect

35 anni, due figli, due cani. Scrivo di comunicazione, di parole, di idee, di relazioni. Di tutto ciò che serve o sul quale è utile ragionare per tirarsi fuori dalla competizione e trovare significato.