Davide Cardile, semplici e grandi storie

Sono il tizio che parla in modo semplice di cose semplici, e crede non ci sia niente di più straordinario. Amo la virgola seguita dalla e, amo i cani, il calcio e soprattutto i miei bambini.
Il mio lavoro è tutto una storia: scrivo storie per gli altri (come ghostwriter) o aiuto gli altri a raccontarle.

Non mi piacciono quelli che dicono che il web ha rivoluzionato tutto, quelli che dicono di cambiare tutto e cambiare se stessi.
Penso che il web sia un mezzo potente ma non è il fine. Ciò che conta è riuscire ad avere qualcuno che ti stia ad ascoltare, qualcuno che si identifichi con te, qualcuno a cui piaci. Per farlo è sufficiente avere il coraggio di essere se stessi, genuini, veri.
Bisogna darsi il permesso di raccontare una storia più grande e c’è spazio anche per le proprie debolezze. I veri eroi sono quelli che riescono ad andare oltre il freddo dello schermo.
Credo insomma nel web, nelle parole e nelle persone. Soprattutto nella potenza delle persone che parlano.

La mia storia

Qui ci vorrebbe un grande incipit… Qualcosa tipo il mare era lì.

Io il mare ce l’ho davvero a due passi ma non sono Hemingway. E nel mio caso l’inizio è di quelli normali, normali. Ma complicato. Come solo la mia generazione può esserlo. E sì, perché io appartengo alla generazione sfigata.

Nato nel 84, rientro tra quelli che avevamo tutto e poi invece ci siamo dovuti abituare. Quelli che la crisi l’hanno conosciuta, anzi è apparsa, proprio dopo usciti dall’università. Quando toccava a noi. E quelli che si sono a loro agio con I social, con il digitale ma non sono esattamente degli smanettoni.

Insomma io vedo mio figlio di 7 anni che si trova a meraviglia con tastini minuscoli, che tra l’altro neanche ci sono, e mi chiedo dove potranno arrivare ‘sti ragazzi.

Boh, spero che per loro finisca bene, soprattutto perché di figli ne ho due.

Ad ogni modo oggi, anche per pensare a loro, mi tocca pensare a me. Che poi è il motivo per cui stai leggendo queste righe, questo blog, e milioni di caratteri che ho sparso nell’etere in questi anni.

Tornando a noi, ci sono tre fasi che distinguo nella mia vita, almeno per ciò che può interessarti. Fosse un libro sarebbero tre capitoli, con titoli emblematici.

Voglio il mondo

Dopo il liceo classico mi sono messo sotto con l’università. Per un attimo ho pensato di fare giornalismo, ma poi mi sono detto “ma chi vuoi li leggerà domani I giornali?”

Scherzo. In realtà ho avuto una grande intuizione. Non so come ma ho pensato che sui giornali fanno scrivere quelli che hanno qualcosa da dire non quelli che scrivono bene; a meno che tu non voglia fare una gavita (vita da gavetta). Ed io non avevo nessuna intenzione.

Così ho scelto un indirizzo economico alla facoltà di Scienze Politiche. Mi sono fatto piacere statistica, economia, demografia, econometria… Ho studiato con piacere una dozzina di sociologie e mi sono ritrovato 3 anni dopo con un ruolino notevole: a tre (o quattro) materie dalla laurea con una media di 29,8!!!

A casa erano contenti, io stufo.

Mi è tornata forte la voglia di scrivere. Ho provato ad entrare nella redazione di un giornale cittadino. Mi hanno detto che si poteva fare e mi hanno commissionato un pezzo su dei tombini esplosi in città.

Io ho detto che allora non si poteva affatto fare. Ed un giornale me lo sono fatto io.

A 21 anni ero editore di un free press cittadino. Ho messo su una redazione nella vecchia casa dei nonni ed ho iniziato a tempestare la città di idee che mi parevano fresche e buone.

Stampavamo 10000 copie, spendevamo in stampa circa 6000 euro al mese, vendevamo quasi 5000 euro di pubblicità.

Ne incassavamo 1000 o 2000 se andava bene. Abbiamo chiuso e mi sono ritrovato fuori corso ed incazzato.

Ho deciso che volevo il mondo e subito.

Ho venduto porta a porta libri, servizi di telefonia e lo sky. Sono stato a ballare la mattina con altri tizi in giacca e cravatta che si motivavano come coglioni.

Dicevano che si facevano I soldi veri.
Mi sono ritrovato con una carta di credito sforata e che ancora mi perseguita.

Voglio il mondo ci riprovo

Per un poco me ne sono stato buono. Poi mi è tornata la voglia. Come quando perdi a poker e ti vuoi rifare.

A chi si nega una seconda chance? Appunto.

Sono entrato nel giro finanziario. Ho curato I rapporti commerciali per alcune grandi aziende. I soldi sembravano girare davvero.

Dopo un anno ho capito che erano grandi ma non così come pensavo. Alcune hanno chiuso, altre le hanno chiuse, altri sono spariti. Non mi hanno pagato una cifra tipo 10000 euro. A me servivano, avevo già un bambino ed una in arrivo.

Anche questo ciclo si chiude con me incazzato.

Ok, fanculo il mondo. Pensiamo alle cose importanti

L’estate del 2015 me ne stavo al pc a guardare se succedeva qualcosa. Giorno, dopo giorno.

Scorrevo la bacheca dei social, soprattutto facebook, sperando di trovare una notizia tipo “hai vinto 100000 euro” o “abbiamo un lavoro per te”

Solo che non succedeva mai. Invece vedevo amici, chiamiamoli tali, con I loro faccioni e le loro vacanze del cazzo. Tutti sorridenti. Alcuni erano persino persone che in passato avevo aiutato ed alle quali avevo chiesto aiuto quando pensavo toccasse a loro dare una mano.

Anche questa fase è dell’incazzatura ma soprattutto della consapevolezza.

Mi è scattata un molla, ho finalmente capito che tutta la timidezza, la vergogna di apparire o di parlare ed essere ciò che piace, è infondata.

Trattasi semplicemente di seghe mentali. Che ci distruggono e rendono infelici.

Ho aperto un blog ed ho iniziato a parlare di ciò che pensavo davvero. Non di ciò che altri dicevano fosse giusto.

Due anni dopo sembra passata una vita. È storia recente. Un’altra storia.

Ed oggi?

Oggi sto bene, sono contento di fare ciò che faccio. Non sono arrivato ma neanche incazzato come un tempo. Anzi. Ho capito che il mondo ce l’ho già.

La mia famiglia è l’impresa più grande che potessi fare. Basta, anzi è tanto, anzi è il mondo.

Faccio un lavoro che amo. Uno di quelli che faresti anche diventassi ricco da fare schifo.

Scrivo. Come sognavo da bambino.

E pazienza se da piccolo pensavo di diventare lo Stephen King italiano.

Pazienza se mi immaginavo in un vecchio hotel a scrivere storie di paura e piene di mistero. Pazienza. Anzi va proprio bene così.

Con il tempo ho capito che le storie più avvincenti sono quelle vere, altro che alieni e robot. E quelle più grandi riguardano anche cose piccole, semplici, di tutti i giorni.

E così scrivo ogni giorno cose semplici. Cose che ho pensato a proposito del tizio che suona al citofono troppo forte. Delle persone che sui social sono asociali.
Di cose che mi dice mio figlio e mi fanno pensare.

O scrivo storie che altri non hanno tempo di raccontare, o non ci riescono. Oppure gli faccio semplicemente compagnia.

Divento il loro confidente, bacchetto e do le pacche sulle spalle secondo il caso. Sono il loro primo lettore ed anche la maestra che evidenzia certe parti. Solo che non uso la penna rossa. Evidenzio ciò sul quale conviene pensarci meglio.

Sono un ghostwriter, un writer, in fondo anche un aspirante scrittore. E sono quello delle domande più delle risposte.

Il resto?

Due figli, una compagna da 13 anni, il coraggio di rimanere a Messina nonostante ci sia ben poco da fare, la fortuna di riuscire a lavorare comunque ed in tutta Italia (anche all’estero). E la scelta di trasferirmi in un paesino di 3000 anime per andare più piano e vivere meglio.

A 50 metri dal mare, dove viene anche meglio ordinare i pensieri.

E dove ogni mattina, puntualmente alle 6:00, posso godermi gli uccellini. Senza clacson e rotture di coglioni.

Insomma, sono il tizio che parla in modo semplice di cose semplici, e crede non ci sia niente di più straordinario. Il mio lavoro è tutto una storia. Ogni giorno. Qualcuna è mia, qualcuna è tua. Ma che importa?

Altre cose su di me:

  • Non credo a quelli che dicono che le liste sono stupide
  • Amo le liste
  • Tifo Juventus da sempre. Senza motivo ma #finoallafine
  • In meno di due anni mi sono ritagliato il mio spazio nel web
  • Ho scelto LinkedIn come inizio (e come social)
  • Su LinkedIn ho raggiunto una media di 100K visualizzazioni settimanali
    Oggi molto, molto meno
  • 4 dei miei articoli su Pulse sono tra I più letti in Italia
  • A Maggio 2017, ho raccontato a Milionaire come ci sono riuscito e come ottenere attenzione e fiducia su LinkedIn
  • Ho venduto oltre 3000€ di corsi LinkedIn on line senza ancora averne fatto uno
  • Adesso c’è ma mi sento in colpa a vendere ‘ste cose e lo trovi qui gratis
  • Di LinkedIn (ma in modo diverso) ne parlo anche su Linkiesta tutti i venerdì
  • Scrivo anche su SenzaFiltro
  • Ho parlato a San Patrignano di cosa significhi ottenere attenzione e fiducia oggi
  • Ho parlato di cambiamento e da allora penso continuamente a cosa significhi cambiare. E ci provo ogni giorno.
  • Per quel che interessa risulto in oltre 100 liste twitter di interesse come “linkedin best authors” “Excelled Linkedin content” “Content marketing experts” e “Digital pros”
  • Solo che da alcuni mesi mi sono scoperto allergico ai social, intendo dire al social marketing ed altre cose che sembra ci sia solo quello e noi, persone, non esistiamo
  • Mio figlio Nicolò ha 7 anni e spesso, nel blog e nel web, è soprannominato “il mio migliore amico”
  • Lo è davvero
  • La mia piccola invece la chiamo pasticcino.
  • Lei orsetto
  • Solo lei puo farlo. Occhio!
  • Si è fatto tardi è pronta la cen