Ciao, sono Davide, ho 35 anni, due figli, due cani. Aiuto persone e organizzazioni a creare storie buone, che viaggino veloci e arrivino lontano. Sino alle persone.

Sono il tizio che parla in modo semplice di cose semplici, e crede che non ci sia niente di più straordinario. Amo la virgola seguita dalla e, i cani, il calcio e soprattutto i miei bambini.

Amo le storie. Ascoltarle, e prendere in prestito qualcosa. Restituirle. Dare qualcosa in cambio. 

Non mi piacciono quelli che dicono che il web abbia rivoluzionato tutto, quelli che dicono di cambiare tutto e cambiare se stessi.
Penso che il web sia un mezzo potente ma non è il fine. Ciò che conta è riuscire ad avere qualcuno che ti stia ad ascoltare, qualcuno che si identifichi con te, qualcuno a cui piaci. Per farlo è sufficiente avere il coraggio di essere  veri. La pazienza e la capacità di connettersi davvero con il proprio interlocutore. 

Bisogna darsi il permesso di raccontare una storia più grande e c’è spazio anche per le proprie debolezze. I veri eroi sono quelli che riescono ad andare oltre il freddo dello schermo.
Credo insomma nel web, nelle parole e nelle persone. Soprattutto nella potenza delle persone che parlano.

Il mio lavoro riguarda questo: aiuto persone e organizzazioni a creare storie buone, che viaggino veloci e arrivino lontano. Sino alle persone.

Per saperne di più visita anche come lavorare con me e la mia pagina NOW

La mia storia

Nato nel 1984, rientro di diritto in quella generazione a cavallo tra i millennial, quelli veri, i baby boomers, la generazione Z.
Sono cresciuto giocando a calcio in campetti improvvisati e alle prime consolle: Atari, Sega, l’immancabile Nintendo. Ho subito il trauma dell’introduzione del prefisso, anche per le chiamate urbane, la confusione quando venne introdotto l’euro. Ho collezionato schede telefoniche e francobolli. Ho ascoltato genitori e amici più anziani che mi dicevano di studiare e che questo fosse l’unico percorso per ottenere qualcosa nella vita.
Poi ho visto sgretolarsi tutto. Non necessariamente in senso negativo. Anzi.
Non sono affatto tra gli incazzati. Tra coloro che maledicono le vecchie generazioni e sono convinto di vivere il periodo migliore della storia per coloro che credono nelle proprie idee, che vogliono qualcosa di più, che non significa necessariamente cose e possesso delle cose.
Ovunque. Comunque.
Non ho ascoltato. Ho lasciato l’università a tre materie dalla laurea. Pensavo non mi sarebbe più servita. E, per certi versi, avrei avuto ragione.
Inizia a darmi da fare. Mettermi in proprio. Non andò benissimo.
A ventisei anni mi ritrovai con un paio di fallimenti alle spalle, senza alcun percorso tradizionale che pareva fosse fatto per me.
E un figlio.
Fu lì che scoprì la vera cifra di questi tempi: l’abbondanza.
Abbondanza di informazioni. Abbondanza di opportunità.
Ho letto e studiato in lingue che non sono le mie. Mi sono confrontato con pensatori fuori dal comune. Ragionato su mondi che non erano ancora nostri.
Puntato sulle mie idee.
Senza buttare via il passato. Unendo vecchio e nuove: la velocità del mondo digitale e le relazioni.
Oggi posso dire di essere stato bravo e fortunato. Faccio un lavoro che amo, completamente da remoto, riuscendo a vivere nella mia città (Messina) e anzi spostandomi in una casa in campagna fuori dalla città, in una frazione di appena 19 abitanti.
Sono una persona fortunata che è riuscita ad unire lavoro e significato.
Divido con Italia, la mia compagna, Nicolò e Giorgia, i miei bambini, Quattro, uno schnauzer nero, Hayley, pastorina del Caucaso di sessanta chili.

La mia storia continua anche qui

Non dire alle persone come ti guadani da vivere